Sembra un manifesto questa lirica ostinata che permea l’inizio di tutto l’ascolto: “Io non so perché non riesco a raggiungerti”. Che sia il monito o l’urlo di rassegnazione che un “boomer” fa del tempo che viviamo oggi, dichiarazione di resilienza in qualche misura. In effetti è condivisibile vista la velocità di queste nuove normalità ampiamente assurde dentro cui veniamo teletrasportati. Eccoli i Boomers on Computers, eccoli Silvio Nunziata aka Sly alla voce, Fabio Colasante aka FabKo alla programmazione elettronica, basso e voce, Enzo Rivelli aka ImNotADrumMachine alla batteria e infine Vincenzo Marzullo aka Omar Zulle alle chitarre…

Un disco d’esordio che mescola a se elettronica (suonata) e critica sociale, un gesto, una presa di posizione, un freno tirato a mano dentro il traffico continuo del presente. Un EP che nasce dalla necessità di dire basta, di nominare il disagio senza edulcorarlo, di abitare fino in fondo un inferno urbano che somiglia fin troppo alle nostre giornate.
Innesti di rock che prendono spunto da un certo colore new-wave e kraut rock (pensando all’incipit di “Come Lo-Fi”) che si incastrano sui 120 bpm di una cassa in battere elettronica… e qui avremmo molto da dire visto che parliamo di un’elettronica che guarda alla dance e agli anni ’90 di quando “copiavamo” dall’America ma soprattutto dal Regno Unito, di raccolti preziosi che hanno seminato artisti come Alberto Camerini o i più recenti Subsonica e compagnia cantando (anzi suonando). È un suono sporco, underground, volutamente non addomesticato. E qui regna sovrano la linea di drumming del singolo “Scivolo giù”, forse il momento più distopico di tutto l’ascolto. La produzione di Black Bird Studio insieme allo stesso Vincenzo Marzullo lavora proprio su questa frizione: rendere elegante ciò che è ruvido, ma senza mai levigarlo del tutto. La presenza della batteria acustica di Enzo Rivelli che dialoga e si scontra con le drum machine dà al progetto una fisicità rock che pulsa sotto la pelle dei brani. E che bello il video: un rimescolare visioni e sensazioni per noi adolescenti degli anni ’90, dei benzinai come salvezza dalla provincia, delle luci di lampioni e di quando la notte era un libro aperto verso la rivoluzione. Curano la melodia anche quando sfoggiano trasgressioni retrò – come dentro l’incipit di “Come la verità” che poi sembra una bella pop song sanremese alla Bertè se non fosse per l’ostinato di batteria con rullante in levante a segnare un controtempo new wave. E così via, senza troppo svelare arredi e soluzioni di un disco controculturale, senza finzioni, senza maschere nonostante i giochi pirotecnici.



