Martinelli 2

Ricky Martinelli: evoluzione e sintesi pop

Con “AILY Really”, pubblicato il 9 maggio 2025 per G Records, Ricky Martinelli mette in fila le tappe più importanti del suo cammino musicale. Dalla delicatezza di “Picture of two”, che nel 2024 lo ha portato in vetta alla classifica degli esordienti, alla leggerezza di “You may take a photograph”, passando per l’intensità di “Not a second try” e la malinconia di “The boat that I built for you”, l’EP disegna un percorso che tanto deve al suono pop di un’Italia degli anni ’90 di quando il suono inglese e americano arrivavano a contaminare anche le nostre playlist.

Aily really ep final

L’EP si muove in equilibrio tra nostalgia e modernità. Quanto è consapevole questa tensione e quanto nasce in modo naturale dal tuo modo di scrivere e vivere la musica?
Cerco sempre di dare ad ogni brano il suo vestito più adatto in base a come lo immagino, fare il cantautore per me è come fare il sarto: ogni brano ha bisogno della sua stoffa, della sua forma e della sua grandezza, non è necessario usare stratagemmi o scopiazzature per arrivare alla fine del brano, non per come piace fare a me almeno. Credo che non si debba parlare di nostalgia e modernità ma più che altro di nostalgia della modernità, c’è bisogno di comporre qualcosa di nuovo, unico e senza marchi di fabbrica; le canzoni non sono prodotti di massa che vengono composti in un modo standard, una canzone può essere davvero tutto ciò che si vuole, come noi umani, e invito tutti i musicisti e cantautori a cercare di realizzare qualcosa che venga da loro e non da ciò che va alla radio in quel momento perché così si finisce ad ascoltare sempre la stessa melodia con parole o strumenti
diversi. Noi siamo più di questo, siamo emozioni, siamo la vita, e in questo periodo non c’è più nulla di nuovo e moderno; la modernità è innovazione, è andare contro corrente, è metabolizzare quello che si prova e si sente, non copiare un sound.

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Nel percorso che ti ha portato all’EP hai lavorato con musicisti, insegnanti e produttori diversi. Come hai costruito la tua identità musicale partendo da influenza esterne così diverse?
Lavorare con insegnati, produttori e musicisti diversi mi ha aiutato a formare la mia identità musicale quasi come si costruisce un puzzle: con il mio insegnante di chitarra ho potuto studiare ed appassionarmi alle sonorità jazz ed in generale all’improvvisazione, mentre con i miei amici/colleghi musicisti ho giocato con il rock; diciamo che la mia identità ha posto le basi su quello che mi rendeva felice. Tutt’ora quando sono contento per qualcosa o in generale allegro, suonare una canzone rock ‘n’ roll qualsiasi mi permette di esprimere tutta la mia gioia e di placare l’energia che mi sento nascere dal profondo, quando compongo i miei brani cerco sempre di mettere qualche frase tipica o riff alla Chuck Berry apposta per far notare a tutti che quelle sono le mie radici. Più canzoni scrivo, più mi rendo conto che il mio sound si evolve insieme a me, quando vedo chitarristi famosi, grandi compositori o in generale assisto ad un concerto cerco sempre di estrarre qualcosa da portarmi a casa, come un souvenir, che sia una tecnica o una mossa efficace mi piace prendere ispirazione da tutto ciò che mi circonda, filtrandolo in base a ciò che mi piace. Per fare un esempio, dopo aver guardato video famosi di concerti degli Who, e aver visto cosa Roger Daltrey facesse con il microfono, in occasione di un concerto dove ero il cantante ho avvolto di scotch la base del mio microfono per fare in modo che non si staccasse dal cavo e, durante gli assoli di chitarra dei brani quando non dovevo cantare, ho iniziato a farlo girare con forza tenendolo per il cavo esattamente come lui. Sono tutti piccoli pezzi di un puzzle, che messi insieme definiscono ciò che rende il mio sound ed il mio stile mio.

Il video di “The boat that I built for you”, ultimo brano dell’EP, ha un ruolo particolare nel presentare visivamente il tuo mondo artistico. Com’è nato e cosa volevi raccontare attraverso le immagini che mi sembrano molto di rottura anche con l’immaginario del disco stesso… o sbaglio?
Il videoclip di “The Boat That I Built For You” è stata una svolta per me, l’ho realizzato insieme ad Anna Fenaroli, che mi ha aiutato a scrivere la sceneggiatura e a fare le riprese, l’editing è stato fatto interamente da me. Il video gira intorno alla barchetta di carta, la famosa “barca che ho costruito per te” (sarebbe stato un costo troppo elevato affondare una barca vera!), questa barchetta rappresenta l’amore costruito insieme, dove ognuno mette la sua anima e permette a questa barca di galleggiare. Anche se nella canzone la barca affonda ho voluto far galleggiare quella del videoclip verso nuovi orizzonti, giusto perché non si sa mai, tutto è possibile nel futuro, si può leggere anche come un sentimento di speranza per qualcosa che può avvenire. Il disco in sé, in effetti, è virato (restando nell’atmosfera marinaresca) in quella direzione, quella della rottura, ma è stata una scelta del tutto inconsapevole; come dico nelle interviste, i brani non sono interamente autobiografici, ad eccezione per “My Heart Is Filled With Jealousy”; li ho scritti tutti partendo da un’immagine o un pensiero che mi ha colpito. Ho pensato: “Mi piace quando la gente mi scatta le foto anche se non voglio ammetterlo per non sembrare narcisista” e allora ho scritto “You May Take A Photograph”, come invito a scattarmi delle fotografie. È stato tutto molto naturale per me, e usare il sentimento per eccellenza (l’amore)
come motore trainante dei brani mi ha permesso di parlare di tutto ciò che normalmente non riuscirei a dire.

C’è una figura, un momento, un pensiero ricorrente che potrebbero incarnare l’immagine di questo tuo esordio?
La copertina dell’EP è per me l’immagine che racchiude tutto il percorso che ho intrapreso fino ad ora poiché ho voluto farla appositamente identica a quella del “Second Album” di Elvis del 1956. Non è stato per copiare uno dei pilastri fondamentali della musica, il “Re del rock ‘n’ roll”, ma più che altro si lega al discorso della “Nostalgia della modernità”: io sono una persona molto nostalgica e adoro fare riferimento a tutta la musica degli anni ’60 e al rock ‘n’ roll in generale, ma questa necessità di cambiare le cose e portare qualcosa di nuovo nel campo della musica persiste in me; per questo mi distacco da tutto ciò che è la musica del momento e faccio riferimento ad un’epoca dove l’innovazione era il pane quotidiano, tutti i cantanti e musicisti erano degli dei e Buddy Holly cantava “Peggy Sue” con la sua voce nasale. La copertina del mio EP “AILY Really” è la ciliegina sulla torta di tutto quello che i miei testi, il mio sound e le mie canzoni esprimono.

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