Chi ha deciso che esiste un’età in cui bisogna smettere di divertirsi? È da questa domanda, più che da una provocazione, che prende forma “Ma quale terza età”, il nuovo singolo di SUPER G (nome d’arte di Roberto Gorni) che, con ironia e leggerezza, ribalta gli stereotipi legati all’invecchiamento e invita a vivere la maturità senza lasciarsi imprigionare dalle etichette.
In un presente spesso appesantito da cronaca e pessimismo, SUPER G sceglie il sorriso come risposta e l’ottimismo come stile di vita. Lo abbiamo intervistato per parlare del significato del brano, del potere dell’ironia e di quella serenità che, a suo avviso, rende ogni stagione della vita un’occasione da vivere fino in fondo.

Se dovessi descrivere “Ma quale terza età” a chi non l’ha ancora ascoltata senza parlare della musica, come la racconteresti?
Nessuno vorrebbe mai invecchiare. Io non sono da meno, ma ora ho deciso che è bello e giusto vivere l’età della “maturità” in modo diverso, in barba a coloro che catalogano i quasi ottantenni in una fascia denominata “terza età”. “Ma quale terza età” è un modo scanzonato per dissociarmi dal pensiero comune che ritiene vecchi quelli che hanno la mia età.
Quanto conta, secondo te, riuscire a far sorridere il pubblico in un periodo storico spesso segnato da notizie pesanti?
Lo ritengo basilare in considerazione del fatto che c’è un sentimento comune votato alla negatività in funzione del fatto che le notizie divulgate in ogni TG e trasmissioni varie sono drammatiche. Guerre, stupri, omicidi, welfare ai minimi termini, delinquenza dilagante ecc. soffocano le menti e credo sia molto utile cercare di ammorbidire la situazione con messaggi leggeri e spiritosi.
Qual è stata la sfida maggiore durante la lavorazione di questo singolo?
Convincermi che la frase “ti guardo sotto le gonne” non venisse interpretata dal pubblico come se fossi un vecchietto maniaco che importuna le donne. Poi ho pensato che l’ironia e il modo in cui la scena viene rappresentata non potesse far pensare male.
Da ascoltatore prima ancora che da artista, quali sono le caratteristiche che deve avere una canzone per rimanerti dentro?
Un mix tra testo efficace (no rime senza senso, termini volgari, parole buttate a caso) e ritmo coinvolgente, con un ritornello che rimane impresso già al secondo ascolto.
Nella tua quotidianità, qual è il segreto per conservare quell’entusiasmo che emerge così chiaramente anche nella tua musica?
La consapevolezza che la vita è scandita da momenti positivi e momenti meno positivi che vanno affrontati con equilibrio, senza arrabbiarsi, perché arrabbiarsi non serve. Ho fatto mio un proverbio orientale che dice: se hai un problema e puoi risolverlo, perché ti preoccupi? Se hai un problema e non puoi risolverlo, perché ti preoccupi? Semplice no?
Se dovessi scegliere una parola che rappresenta questa fase della tua vita, quale sarebbe e perché?
Serenità. Perchè il non esserlo rende spiacevole gli anni che mi rimangono da vivere e io voglio invece che siano scoppiettanti.
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