Con “E Si Va, Si Va”, Manuela Dia firma un brano dal fascino senza tempo che guarda al passato per interrogare il presente. Costruita come una marcia dal sapore d’antan, la canzone accompagna l’ascoltatore in un percorso fatto di ricordi, contraddizioni e riflessioni sull’identità di un Paese in continuo cambiamento, senza mai perdere di vista un messaggio di resilienza: andare avanti, sempre.
Cantante, autrice e compositrice piacentina, Manuela Dia è un’artista dal percorso unico. Dopo aver lavorato come vocalist al fianco di nomi come Adriano Celentano, Lucio Dalla, Jovanotti, Toto Cutugno e Pino Donaggio, ha scelto di seguire una strada personale, costruendo un linguaggio musicale che unisce canzone d’autore, jazz, pop, soul e influenze internazionali. Vincitrice del Premio Tenco e del Premio Recanati, scrive e canta in quattro lingue, coltivando una poetica fatta di memoria, ironia e profonda osservazione della realtà. Il nuovo album “La Danza Umana”, registrato tra Italia, Londra e gli storici Abbey Road Studios, rappresenta una sintesi della sua lunga esperienza artistica.
In questa intervista per Diffusioni Musicali, Manuela Dia racconta la nascita di “E Si Va, Si Va”, il valore dell’ironia, il rapporto con la memoria e il significato di un viaggio che continua anche quando tutto sembra cambiare.
“E Si Va, Si Va” ha un sapore d’altri tempi ma parla anche al presente. Come hai trovato questo equilibrio?
La contrapposizione modernità e tradizione mi ha sempre attratta. C’è un filo sottile che le unisce, basta solo saperlo vedere.
Nel brano racconti un’umanità che continua a cercare un senso. Da dove nasce questa riflessione?
Basta guardarsi in giro per capire che di senso ce n’è rimasto ben poco, soprattutto del buonsenso. La nostra è solo un’accettazione dell’incertezza. È una danza umana costante, curiosa e affascinante.
Hai definito la canzone un “affresco multiforme”. Quali immagini o emozioni volevi dipingere attraverso la musica?
“E Si Va, Si Va” è figlia di tante proiezioni, fotogrammi che si susseguono rapidamente e che ci mostrano un’Italia molto diversa da prima, che cambia volto e prospettiva da una curva all’altra di questo viaggio immaginario ma non troppo.
La tua scrittura è spesso attraversata dall’ironia. Quanto è importante anche quando affronti temi profondi?
L’ironia è fondamentale. Io tendo sempre al voler essere profondamente superficiale per poter sopravvivere in questo bellissimo mondo infame. L’ironia è quindi l’unica via percorribile per salvarsi.
Il videoclip utilizza l’intelligenza artificiale per raccontare il viaggio della memoria. Cosa ti ha convinta di questa scelta?
In un mondo in cui tutto viene mostrato e rivelato, l’unica vera rivoluzione è esserci ma con molta discrezione e Marco Marati con questo video ha colto in pieno il mio pensiero.
Se dovessi racchiudere il messaggio di “E Si Va, Si Va” in una sola frase, quale sarebbe?
Non fermarsi mai alla prima curva, proseguire sempre.








