C’è una frase, incastonata a metà del quarto brano del nuovo album di Elena Camo, che andrebbe scolpita a caratteri cubitali a beneficio di chiunque si sia mai trovato a mendicare attenzioni da partner emotivamente indisponibili: «La maturità è più sexy dei tuoi fari». In un panorama discografico e social dominato dall’ostentazione giovanilistica, dove la precarietà affettiva viene spesso romanticizzata come una forma di maledettismo bohémien, Elettrica arriva come una folata d’aria fresca e salutare. Il nuovo capitolo discografico della cantautrice lombarda, realizzato in tandem con il produttore Graziano Fanelli, non fa prigionieri: è un inventario lucido e spietato delle relazioni a metà, scritto da una donna che ha smesso di aspettare il principe azzurro in vetrina e ha imparato a stabilire i propri confini.
Il filo conduttore del disco è un categorico rifiuto del compromesso al ribasso. Prendiamo Niente Prove, pezzo destinato a diventare un inno per chiunque abbia deciso di chiudere le porte ai temporeggiatori seriali: «Se l’amore per te è un forse, non fare pratica col mio cuore». Elena Camo rifiuta lo status di ripiego esistenziale, il ruolo di comparsa nella sceneggiatura narcisistica altrui. Non c’è acredine sterile nella sua voce, ma una consapevolezza matura, calma e per questo inappellabile. Questa medesima lucidità si ritrova amplificata in Amore Zero, una delle canzoni più riuscite dell’intero progetto, dove la metafora della bevanda light («frizzante ma non sincero, prometti tutto ma non c’è sapore vero») smaschera la vacuità dei corteggiamenti moderni, fatti di like compulsivi, parole zuccherate e totale assenza di spessore interiore. È il trionfo dell’estetica che divora l’etica, fotografato con un’ironia pop tanto affilata quanto irresistibile.
Ma l’universo raccontato dalla Camo non è fatto soltanto di schermaglie amorose; esplora l’autodeterminazione in tutte le sue sfaccettature. In American Express, l’immaginario del lusso digitale e della carta di credito non celebra il materialismo acritico, bensì la sovranità economica di una femminilità contemporanea che non chiede permessi, non accetta tutele e governa in prima persona il proprio destino all’interno della metropoli. E quando la pressione sociale si fa tossica, brani come Tutti Professori rispondono colpo su colpo all’ipocrisia dell’odio da tastiera, stigmatizzando chi sfoga le proprie frustrazioni dietro uno schermo per sentirsi importante almeno mezz’ora a sera.
Al netto dell’energia ritmica e delle melodie immediate, Elettrica colpisce al cuore perché è un album adulto nel senso più nobile del termine. Ci racconta che crescere non significa indurirsi, ma imparare a selezionare con cura chi merita di condividere la nostra tavola. Elena Camo ha firmato la colonna sonora perfetta per chiunque abbia finalmente trovato il coraggio di bastarsi.







