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Ribes: Dietro le quinte di “Indebitato” – Come nasce una canzone che fa ridere ma anche riflettere?

Alcune canzoni sembrano nascere in modo spontaneo, come se avessero sempre avuto quella forma. In realtà sono spesso il risultato di un percorso fatto di intuizioni, immagini che arrivano all’improvviso, riscritture e scelte che, una dopo l’altra, finiscono per definirne l’identità. Indebitato segue proprio questa traiettoria. L’idea prende forma osservando frammenti di vita reale e si sviluppa fino a costruire un racconto in cui l’ironia diventa il modo più efficace per avvicinare un tema delicato come quello delle difficoltà economiche, senza rinunciare alla complessità emotiva. Dalla prima scena immaginata al lavoro sul testo, fino a un’interpretazione vocale volutamente teatrale, il percorso creativo del brano rivela quanto ogni dettaglio sia stato attentamente pensato da Ribes per tenere insieme leggerezza e inquietudine.

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Ricordi il momento esatto in cui è nata l’idea di scrivere Indebitato?

Sì, ricordo quel momento con grande chiarezza. L’idea è nata osservando diversi miei amici che, in periodi diversi, si trovavano a vivere situazioni finanziarie complicate, molto simili a quella raccontata nel brano. Mi colpiva il modo in cui cercavano di mantenere una normalità apparente, pur avendo la testa piena di pensieri, ansie e conti che non tornavano. In quel contrasto tra la vita quotidiana e il peso delle difficoltà economiche ho visto una storia che meritava di essere raccontata. Indebitato è nato proprio da quella miscela di ironia e amarezza che spesso accompagna chi cerca di restare a galla.

Qual è stata la prima immagine o la prima frase che ha acceso il processo creativo?

La scintilla è stata un’immagine quasi cinematografica: il protagonista che, in un momento di sconforto misto a leggerezza, “spiana tutto al supermercato”, come se quel gesto impulsivo fosse una sorta di liberazione. Il supermercato, che è il tempio del benessere moderno, diventa improvvisamente il luogo in cui esplode la sua fragilità. Mi piaceva l’idea di raccontare una situazione tragicomica, dove un gesto apparentemente buffo nasconde invece un disagio profondo. Da lì è partita la scrittura, cercando di mantenere sempre questo equilibrio tra ironia e verità.

Hai lavorato più sul testo o sulla musica nelle prime fasi di composizione? Ci sono stati passaggi che hai dovuto riscrivere molte volte?

In questo caso ho lavorato soprattutto sul testo, perché avevo bisogno di condensare molti concetti in un brano ritmato e veloce. La sfida era dire tanto in poco spazio, mantenendo però una narrazione chiara e immediata. Ho riscritto diversi passaggi proprio per una necessità di sintesi: ogni parola doveva avere un peso, ogni immagine doveva essere efficace. La musica è arrivata dopo, come una cornice che potesse sostenere il ritmo serrato del racconto. È stato un lavoro di cesello, quasi artigianale, per trovare la forma definitiva.

Quale dettaglio della canzone ritieni particolarmente importante ma rischia di passare inosservato a un primo ascolto?

Credo che molti ascoltatori, soprattutto quelli che non conoscono la mia ironia, percepiscano Indebitato come un brano semplicemente divertente. In realtà il retrogusto è estremamente amaro: dietro la comicità ci sono temi molto seri, come la precarietà, la solitudine e la sensazione di non riuscire più a gestire la propria vita. Il protagonista ride per non piangere, e questa ambivalenza è fondamentale. È un brano che usa la leggerezza per parlare di qualcosa che leggero non è affatto, e questo dettaglio rischia di sfuggire a un primo ascolto.

Durante la registrazione hai cercato un’interpretazione più teatrale rispetto ad altri tuoi lavori?

Sì, in questo brano l’impostazione teatrale della voce è volutamente spinta all’eccesso. Volevo creare una sorta di ruvidità sonora che contrastasse con la grande quantità di elettronica presente negli arrangiamenti. La voce doveva sembrare quasi “storta”, imperfetta, come se il protagonista stesse recitando la sua stessa vita con un tono tra il comico e il disperato. È un’interpretazione più caricata rispetto ad altri miei lavori, proprio perché la storia lo richiedeva: il personaggio è sopra le righe, e la voce doveva seguirlo.

Stai già lavorando a dei nuovi pezzi? Quando potremo ascoltarli?

Sì, sto già lavorando a nuovi brani e sto cercando di mantenere la stessa cura narrativa che caratterizza Indebitato. Ho diversi pezzi in fase di scrittura e produzione, e sto costruendo un percorso che abbia coerenza ma anche qualche sorpresa. Se tutto procede come previsto, dovrei riuscire a far uscire un nuovo singolo entro la fine dell’anno. Sarà un lavoro diverso, ma sempre fedele al mio modo di raccontare le cose: con ironia, con sincerità e con quella vena teatrale che ormai fa parte del mio stile.