Per gli appassionati delle frequenze basse, l’uscita di Make It Happen (Irma Records, 28 novembre 2025) è un evento da segnare sul calendario. Cesare Pizzetti, titolare del progetto, offre infatti una masterclass su cosa significhi essere un “doubler” contemporaneo, ovvero un musicista capace di eccellere sia al basso elettrico che al contrabbasso, senza che uno strumento sia figlio minore dell’altro. In questo album, la scelta dello strumento non è mai casuale, ma dettata da una profonda esigenza espressiva e timbrica.
Diplomato in contrabbasso ma cresciuto artisticamente con il basso elettrico in mano a quindici anni, Pizzetti usa questa dualità per colorare le sue composizioni. Nei brani più orientati al groove e al funk, come l’iniziale Funk Prez o la trascinante Lunedì e Altri Disastri, il basso elettrico è percussivo, solido, un’ancora ritmica che dialoga alla pari con la batteria di Maxx Furian. Qui si sente l’influenza dei grandi maestri del genere, ma filtrata attraverso una sensibilità melodica tutta italiana.
Quando l’atmosfera richiede calore, respiro e profondità, come nella splendida ballad Lambro Night, Pizzetti passa al contrabbasso. Il suono si fa legnoso, organico, ricco di armoniche, sostenendo il sax di Tullio Ricci con un abbraccio sonoro avvolgente. Ma la vera magia accade quando i due mondi si toccano, come in In The Nick Of Time, dove la transizione stilistica tra funk e swing mette in luce la versatilità tecnica e l’elasticità mentale del leader.
Non è un disco “per bassisti” nel senso tecnico e auto-indulgente del termine. Pizzetti non suona per mostrare i muscoli, ma per servire la canzone. Le sue linee sono sempre funzionali alla narrazione musicale, sia che stia dialogando con le tastiere di Leo Dalla Cort , sia che stia stendendo il tappeto rosso per la tromba di Flavio Boltro nei brani finali. Make It Happen è la dimostrazione che il basso, nelle mani giuste, è il vero regista occulto della band.








