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Abbiamo intervistato Davide Cicala, in arte Cicala, in occasione dell’uscita del nuovo singolo “Tutto Grida Amore“.

-Parlaci del tuo progetto musicale partendo dal nome. Come nasce artisticamente Cicala, e perché?

Cicala lo considero il mio cognome, insieme ad Esposito. Quest’ultimo è il cognome che ho ereditato da mio padre, Cicala è invece quello di mia madre, che ho deciso di utilizzare come nome d’arte. In realtà Cicala non è solo un cognome, ma un riferimento esplicito al canto e alla favola di Esopo, “La cicala e la formica”, da me ripresa anche nel mio primo album, “Canzoni di anime e animali” (pubblicato a fine 2018).

La cicala, nell’interpretazione comune della favola, viene generalmente accusata di pigrizia, imprudenza, imprevidenza e perché no, di egoismo. La mia interpretazione invece è differente: bisogna difendere in qualche modo l’atteggiamento di chi prova ancora il piacere di oziare, di prendersi del tempo per sé, esattamente come fa la cicala, che anziché produrre e accumulare ricchezze come la formica, preferisce seguire il suo istinto e cantare, attività solo apparentemente inutile, in quanto producendo bellezza, la cicala che è in tutti noi può rendere il mondo un posto migliore.

Quindi il progetto “Cicala”, il mio progetto solista, che è stato una naturale prosecuzione di un percorso iniziato nel 2012 con la band “Onda33”, nasce proprio con l’obiettivo di realizzare un album che potesse in qualche modo raccontare la mia visione del mondo, che potesse essere un tentativo più organico e completo di ricerca musicale ed esistenziale.

-Hai suonato per anni in una band. Com’è avvenuto questo cambio di direzione? Come funziona la “solitudine” musicale? 

Ho suonato diversi anni con gli Onda33, ma c’è da dire che le canzoni che producevamo insieme, come band appunto, erano sempre canzoni da me scritte. Per questo motivo, come ti dicevo, il progetto “Cicala” è stato una naturale prosecuzione di “Onda33”, non appena ci siamo resi conto, io e gli altri componenti del gruppo, che quello che stavamo facendo era poco da band. Quindi più che cambio di direzione, direi che sono arrivato qui in seguito ad un’inevitabile evoluzione. La solitudine musicale non credo esista, perché la musica si fa sempre insieme a qualcuno e oggi come allora sono fortunatamente affiancato da musicisti, persone con cui collaborare, con cui confrontarmi e crescere.

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-Quali artisti sono i tuoi punti di riferimento, e in che modo nascono i tuoi brani?

Sono stati tanti i punti di riferimento nel corso degli anni, ma in qualche modo mi trovo a ripartire sempre dai grandi del passato. I nomi che mi sento di fare sono Lucio Battisti e John Lennon. Con le canzoni di Lucio ho cominciato a suonare la chitarra, a cantare da bambino e poi quando ho cominciato a comporre io stesso mi sono reso conto di quanto potesse essere potente quello che Battisti era riuscito a fare in Italia. Grazie a Battisti ho capito quanto potesse essere “pesante” la musica leggera e grazie a Mogol che un testo non è mai solo un testo e che a volte può cambiarti la vita.

Quello che provo per John Lennon è invece un’amore viscerale. Mi sento in qualche modo connesso alla sua musica, alla sua voce, al suo modo di suonare, alla sua persona. È come se lo conoscessi da una vita e mi affascina ogni cosa che lo riguarda. Riesco perfino a trovare delle somiglianze caratteriali con lui. Inoltre John è il cantautore che è riuscito in qualche modo a sdoganare il tema dell’insicurezza nelle canzoni. È stato il primo a non aver alcun timore di raccontarsi in modo così esplicito da rischiare di apparire debole. Tutti i cantautori contemporanei, in questo senso, devono qualcosa a Lennon e anche io.

Ho sempre composto con la chitarra acustica. All’inizio prima la musica, poi musica e testo insieme, rare volte prima il testo e recentemente mi capita di comporre senza strumento e di partire quindi dalla melodia vocale. Comunque non c’è una formula magica e questo credo valga per tutti quelli che scrivono: le canzoni arrivano quando meno te lo aspetti e quando lo fanno ti rendi conto che sono sempre state lì, dentro di te e che dovevi solo cercare meglio.

-È evidente il tuo amore per il più famoso gruppo inglese, tanto che stai pubblicando anche una monografia a puntate su Lennon on-line. Quanto influisce, invece, la musica contemporanea nella tua musica?

Sì, sto lavorando a una video rubrica, “Cicala incontra Lennon” che va in onda ogni due settimane, di giovedì alle 16 e 30, sul mio canale YouTube (cicalarock) e che ha proprio l’obiettivo di accompagnare gli spettatori in un vero e proprio viaggio alla ricerca dell’anima di John. Racconto la storia che c’è dietro canzoni leggendarie, tratte dalla discografia solista dell’artista, ma anche da quella dei Beatles, chiaramente prendendo in esame solo le canzoni scritte da Lennon.

Per quanto riguarda la musica contemporanea devo dire, con molta onestà, che influisce poco. Non riesco a stare dietro a tutte le tendenze del momento. Qualche volta mi capita di ascoltare cose molto belle, mi piace scoprire artisti sconosciuti al grande pubblico e oggi con Spotify se hai un minimo di curiosità ci riesci tranquillamente. Sono sempre molto attento alle nuove uscite discografiche, ma più di quelle di artisti con cui sono cresciuto artisticamente e umanamente, ma credo sia normale dopotutto.

-Viviamo nell’epoca dell’apparenza, dove molti artisti mostrano di più di ciò che realmente sono, spesso ignorando il vero scopo del proprio lavoro.

Qual è il tuo rapporto con i social, e come ne fai uso per farti conoscere?

All’inizio li odiavo. Criticavo negativamente proprio i social come strumento. Non sopportavo la troppa velocità e quindi l’impossibilità di approfondire una qualunque informazione. Non mi andava giù l’idea di mostrare solo il meglio della mia personalità, della mia musica o che potessero farlo gli altri. Tuttavia ho imparato e sto imparando ancora oggi ad usarli nel modo che mi fa sentire meno a disagio, ossia cercando di raccontarmi sinceramente, in modo trasparente e più fedele possibile a ciò che sono realmente. Lo scopo del mio lavoro sui social è quello di creare una rete di persone che seguano con reale interesse quello che faccio. Non guardo i numeri, guardo le interazioni e da quelle vado a costruire il mio pubblico.

-Parlaci del tuo nuovo singolo “Tutto Grida Amore”, in uscita il prossimo 12 Novembre. 

Com’è nato, e cosa ci dobbiamo aspettare da questo brano?

Questo brano segna l’inizio di un nuovo percorso musicale per me, dato che adesso sono supportato dal team di musicisti della Echoes Music Academy di Napoli, coordinati dal maestro Mark Basile, produttore artistico della canzone. “Tutto grida amore” suona decisamente in modo diverso dalla maggior parte delle canzoni contenute nel mio primo album. La canzone è stata composta con una chitarra acustica e ha chiaramente influenze di tipo cantautorali. I generi di riferimento sono il cantautorato e il pop rock in italiano, ma anche il pop e il rock britannico. I riferimenti stilistici per questa canzone sono stati, oltre ovviamente a Lennon e ai Beatles, anche tutta la scena brit pop anni ’90 e inizio 2000: Travis, Verve, Oasis, Stereophonics, Starsailor, ecc.

Per quanto riguarda il testo posso dire che, mentre le canzoni del primo album, “Canzoni di anime e animali”, erano attente alla dimensione individuale (e in questo senso l’album era ed è un album di ricerca, non solo da un punto di vista musicale, ma anche narrativo), “Tutto grida amore” punta ad uscire dalla dimensione individuale, per giungere, dialetticamente, al secondo stadio dell’esistenza, quello dell’alterità. Aprirsi all’altro significa imparare a chiedersi “chi sono io?” cominciando a pensarsi a partire da un Tu.

In “Tutto grida amore” la domanda diventa: “NOI, dove stiamo andando?” La domanda è legittima perché il mondo ci ha insegnato a correre, a non fermarci mai, ad occupare il tempo che abbiamo a disposizione sempre e comunque. Questo modo di fare sembra essere il prodotto di una paura collettiva e generalizzata che ci porta a voltare le spalle all’amore. Eppure “tutto grida amore”, solo che non riusciamo a sentirlo perché, impauriti, preferiamo affrettare il passo, girarci dall’altra parte.

Per poter amare se stessi, gli altri e tutto ciò che ci circonda è necessario prendersi il tempo, ascoltarsi, prendersi cura di sé. Se riuscissimo a fare tutto questo allora cominceremmo a guardare anche il mondo non più con gli occhi della paura e ci apriremmo finalmente alla verità dentro e fuori di noi: siamo nati per amare. Tutti meritiamo di amare e di essere amati, tutti meritiamo di sapere chi siamo e in cosa sperare, tutti meritiamo, in sostanza, di essere felici.

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-Progetti futuri?

“Tutto grida amore” è solo il primo singolo che anticipa il mio prossimo EP, che a sua volta sarà la prima parte di un lavoro più completo, di un vero e proprio album. Tuttavia ho deciso di ragionare singolo per volta.

I miei progetti per il futuro per ora si limitano alle nuove produzioni, alla rubrica musicale su YouTube, all’incremento dell’attività live in Lombardia (vivo a Brescia dal 2019, ma sono di origine campane e la mia attività musicale nasce a Napoli) e alla costruzione di un pubblico sempre più appassionato e connesso alla mia musica.

 

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