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Stefano De Filippo

Venerdì 5 marzo, esce in tutti gli store e rotazione radiofonica il

STEFANO DE FILIPPO

IL CAPPELLAIO MATTO

La d’autore ha un raffinato testimone

Fra Tiziano Ferro e Ultimo, nel solco della tradizione cantautorale

Stefano De Filippo, sono anni che si esibisce dal vivo in locali e occasioni canore; finalmente, dopo tentativi e sperimentazioni, viene rilasciato in tutti gli store digitali e in streaming il suo brano “Il cappellaio matto” (testo e Stefano De Filippo, arrangiato da Francesco Vinciotti).

Classe 1990, vive a Villalba, frazione del comune di Guidonia Montecelio, in provincia di Roma, si forma fra i banchi di scuola, attraverso il confronto quotidiano con la scrittura e gli amici, ma con lo sguardo rivolto ai grandi della : “Cominciai con la pubblicazione di una raccolta di – confida Stefano De Filippo – per poi dedicarmi con tutto me stesso alla musica.”

Il cappellaio matto, è un’autentica ballad in cui, magnetico ed essenziale, il testo riesce fin dalle prime note a coinvolgere chi lo ascolta attraverso una dimensione personalissima, che fa di questo giovane cantautore, un raffinato esempio di grande sensibilità, senza cedere al banale o alla retorica del d’amore.

“Questa canzone nasce di fronte a un frame del film  in Wonderland – continua a raccontare l’artista – e da lì ho voluto costruire un parallelismo tra una storia d’amore moderna e il rapporto che coesiste fra Alice e il Cappellaio matto.”

Decisamente in controtendenza, l’interpretazione evocativa e morbida, mai urlata; i suoni del tutto rarefatti, senza eccessivi virtuosismi, offrono all’ascoltatore la possibilità di entrare in un mondo incantato fra personaggi moderni eppure iconici, laddove il tempo cessa di scandire gli attimi, seguendo i battiti del sentimento.

“Se devo prendere come riferimento gli artisti che ascolto di più, cito fra tutti, Tiziano Ferro; ma non dimentico la lezione di vita e artistica che ci dona, ogni volta che lo ascoltiamo, Rino Gaetano. Stimo molto come persona e come artista Ultimo, che seguo da quando faceva la sua faticosa gavetta e ancora si chiamava Niccolò…”.

Un pianoforte e una voce che escono allo scoperto nel pieno “delirio” sanremese, proprio a sottolineare, la necessità e l’urgenza, di una ricerca più attenta verso chi, come Stefano, si ritrova a fare musica senza troppo fare attenzione ai o al mondo multimediale, quanto piuttosto a esprimere una centralità del condividere con i propri affetti, valori universali. Il cappellaio matto, declinando l’amore, è un canto di libertà.

Il brano è vestito da un altrettanto minimalista (https://youtu.be/QIzt8O0_KaI); una scelta coraggiosa che evita qualsiasi tipo di spettacolarizzazione del sentimento per valorizzare il canto essenziale. La regia è stata curata da Michele Vitiello (che ha firmato gli ultimi lavori per immagini di Ivana Spagna, Amedeo Minghi, Audio2), con la collaborazione di Niccolò Carosi. Fotografia di Enrico Petrelli. Montaggio Damiano Punzi.

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