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“Sogno ogni notte il mio concerto post Covid19”: ecco Tavo!

Tavo ha appena il suo , intitolato “Rivoluzione” e noi gli abbiamo chiesto di raccontarsi.

– Come ti sei avvicinato all’?
Nell’indie mi ci sono ritrovato. I primi articoli che mi hanno recensito mi hanno contestualizzato in questo genere/non genere. E di questo ne sono felice.
Mi spiego meglio:
Credo che l’indie abbia permesso all’ascoltatore di fruire della musica senza compartimenti stagni o pregiudizi sul genere. Prima c’erano i rockettari, i metallari, quelli che ascoltavano house e così via con rap, cantautorato…
Oggi buona parte di questi generi si possono ritrovare nell’eterogeneità degli indie.

– Cos’è cambiato dal quel primo concerto all’Ohibò (che ha chiuso i battenti)?
Non mi ci far pensare. È stata una notizia pessima. Segno della sofferenza decennale di questo settore.
Potrei dirti: “è cambiato il fatto che non si suona più”, ma per quel che ricordo ancora dei è cambiato molto.
Dopo l’Ohibò ho girato l’Italia ed ho avuto l’onore di calcare palchi grandi con volti noti della musica italiana. Ma soprattutto ho conosciuto tanta gente che oggi mi avere sotto il palco.

– “Rivoluzione” anticipa qualcosa?
Nella della ripresa degli eventi ci sarà sicuramente la pubblicazione di un disco al quale stiamo lavorando da ormai due anni.
Preferisco che la pubblicazione avvenga quando riavrò la possibilità di portarlo in giro per l’Italia.

– Stai già pensando al tuo primo concerto post Covid19?
Si, lo sogno tutte le notti da febbraio 2020! Sarà grande, immensamente grande… appunto, lo sogno.
Scherzi a parte, l’ora e a qualunque costo sarà quest’anno!