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Freak Show: nell’intervista si parla anche di Stand Up

Dal 18 marzo 2022 è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming “Stand Up”, il nuovo singolo dei Freak Show. Il brano nasce sull’onda emotiva delle manifestazioni di piazza diffuse in tutto il mondo tra il 2018 e 2019 per la salvaguardia del pianeta. E’ un pezzo arrabbiato, amaramente ironico e, purtroppo, molto realista.

Spiega l’artista a proposito del brano: “Stand Up è il nostro manifesto ecologista: il pianeta sta soffrendo e l’invito ad alzarsi (“stand up”) è rivolto soprattutto ai più giovani perché prendano coscienza, si ribellino e indichino con chiarezza i responsabili del disastro ambientale e climatico. Perché se una speranza esiste non può che sorgere intorno alle nuove generazioni.”

Freak Show: nell'intervista si parla anche di Stand Up

Ecco cosa ci hanno raccontato i Freak Show nell’intervista

Quando avete scelto di chiamarvi Freak Show, e come mai?

Il nome risale all’epoca della formazione del gruppo, nel 2015. La parola Freak evoca subito gli anni ‘70 e ci sembrava irrinunciabile inserirla nel nome. Freak Show suonava bene, nonostante letteralmente si riferisca a spettacoli circensi di pessimo gusto, di gran moda più di un secolo fa. Oggi è riferita a quei programmi radio o tv dove c’è grande confusione, dove tutti sostengono di avere la “verità vera” e si parlano sopra.

Ci divertiva associare il gruppo ad una situazione incasinata: musicalmente, questo si può declinare come la voglia di cercare di soppiantare i luoghi comuni di chi fa musica originale. Hai presente quelli che “il pezzo non può durare più di tre minuti”, oppure che “dopo un minuto deve arrivare il ritornello”, o anche “in Italia devi cantare in italiano”, ecc.? Ecco, noi non abbiamo mai dato troppa importanza a certe regole, amiamo un certo tipo di musica e cerchiamo di farla con onestà ma anche con una certa leggerezza. Se non piace, pazienza. Per ora abbiamo avuto riscontri molto positivi, forse questo nostro “freak show” arriva al cuore di chi ci ascolta.

Scrivete che questo brano è nato sull’onda emotiva delle manifestazioni di piazza per la salvaguardia del pianeta, diffuse tra il 2018 e il 2019. Che cos’è successo nel frattempo?

Cosa è stato fatto, intendi? Niente o quasi. Ci sono stati diversi summit internazionali e fissati severi parametri per cercare di contenere i danni (che sono inevitabili) ma è evidente che poche nazioni hanno preso seriamente questo impegno. Alcune sono state anche più esplicite e hanno rifiutato di aderire e si parla di stati che rappresentano larga parte della popolazione mondiale.

Ma senza andare tanto lontano, prova a chiedere a qualche amico: nella migliore delle ipotesi, si mostreranno increduli oppure sosterranno che si tratta di esagerazioni. Nella peggiore, invocheranno oscure macchinazioni orchestrate dai soliti poteri forti. Pochissimi si dichiareranno disposti a fare qualcosa di concreto, anche di modesta entità, fosse solo non utilizzare il condizionatore in casa, la prossima estate.

In che modo “Stand up” è anche un brano ironico?

Nello special del brano irrompe il negazionista: un inquietante figuro che spiega che molti dati indicano che il riscaldamento globale è una buona cosa per gli animali e le piante. Il lato ironico, ma anche agghiacciante, è che non si tratta di un’invenzione: il discorso fu tenuto davvero da un senatore americano che si opponeva alle politiche ambientali del presidente Obama.

Questo break, ovviamente, non è una cosa inedita (e cosa lo è, oggi, in musica?). Tanti autori hanno utilizzato questa tecnica con egregi risultati, in molti ricorderanno sicuramente le voci perentorie tra un pezzo e l’altro del capolavoro The Wall. Ma anche il nostro Edoardo Bennato, nella sua “Ma che sarà” fa intervenire una voce fuori campo, la voce del governo a cui Peter Pan si oppone.

Avete già avuto modo di suonare “Stand up” dal vivo? Com’è andata? E come avete vissuto questi ultimi due anni senza concerti?

Sì, certo, l’abbiamo eseguita diverse volte e sempre con ottimi risultati. La gente la canticchia anche dopo averla sentita una volta sola e questo, per noi, è un grande complimento, anche se indiretto.

Stand Up è sempre stata una canzone fortunata: il ritornello è nato in scooter, in tangenziale. Nel casco delle moto c’è un’ottima acustica e non hai l’autoradio che ti distrae. E’ perfetto, per la creatività. L’idea, poi, è stata completata in cinque minuti in sala prova e, da allora, il pezzo non ha subito alcun cambiamento.

Questi ultimi due anni li abbiamo ottimizzati scrivendo nuovo materiale oppure migliorando le canzoni abbozzate. Musicalmente, non c’era altro da fare.

Programmi per il futuro, anche quello non musicale?

Non saprei, bisognerebbe chiedere ad ognuno di noi i programmi che non hanno a che fare con la musica. Personalmente, non ho tutta questa proiezione nel futuro. Del resto, l’attualità non aiuta: che programmi puoi fare dopo che una mattina ti svegli e scopri che è scoppiata una guerra nel cortile di casa? Pensavamo di aver passato quella fase ma lo pensavamo solo noi, evidentemente.

Tuttavia, non è per questo che non sono particolarmente votato a fare programmi per il futuro: è che se pensi troppo al futuro, così come succede a quei malinconici che vivono di ricordi, non ti godi quello che ti accade nel presente. So che sembra una frase tratta direttamente dagli aforismi quotidiani di Facebook ma è molto vera.

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