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Intervista con Luca Gemma

A due settimane da “Sul precipizio”, il nuovo singolo di Luca Gemma, abbiamo parlato con lui di Milano, incontri e di futuro

Le circostanze ti hanno portato a girare e vivere in diverse parti d’Italia e d’Europa. C’è un luogo che ha favorito l’ispirazione più di altri?

Stare in giro e cambiare spesso città, scuola e amici ha sicuramente prodotto un ragazzino inquieto che aveva bisogno di mettersi al centro dell’attenzione e ha favorito la mia voglia di suonare e scrivere canzoni nelle quali infilare quell’inquietudine e la mancanza di terra ferma. Milano è la città dove a un certo punto mi sono sentito a casa e così ho cominciato a fare le cose sul serio.

E tra tutte le tue collaborazioni e incontri, ce n’è qualcuna in particolare che ti ha segnato?

I Rosso Maltese perché sono stati il principio di tutto, compresa la scrittura delle canzoni insieme a Pacifico. Cappa e Drago di Istituto Barlumen per la creatività nella musica funzionale, tra radio e molti altri progetti. Steve Piccolo dei Lounge Lizards con cui ho imparato a cantare a due voci e un’attitudine più libera alla musica. I produttori con cui ho lavorato, Mauro Pagani, Vittorio Cosma, Paolo Iafelice e Ray Tarantino, perché con loro ho appreso cosa si può ottenere dal lavoro in studio di registrazione. I musicisti con cui ho suonato e quelli che sono venuti a trovarmi sui miei dischi, perché si impara sempre ascoltando, guardando e rubando.

Questi ultimi due anni sono stati particolarmente intensi e frenanti. Come li hai vissuti?

Inizialmente con la curiosità e l’adrenalina dovute a una novità così assurda. Non poter fare le cose semplici e quotidiane di sempre è stata anche un’occasione per capire il senso e il valore delle cose stesse. Con il passare del tempo però l’incapacità totale della Regione Lombardia nel gestire l’emergenza, la seconda chiusura a fine 2020 e l’isolamento in appartamento causa Covid, nonostante per fortuna stessimo bene, mi hanno reso totalmente insofferente. In più ci sono stati avvenimenti dolorosi e a conti fatti l’intera faccenda è stata piuttosto pesante.

Sul precipizio” è anche una metafora che racchiude questo ultimo periodo? E, in definitiva, di cosa parla “Sul precipizio”?

Sicuramente si adatta bene a quello che ci è successo con la pandemia perché la canzone è un dialogo immaginario sulla solitudine e sul bisogno di cose vere, di amore e di amicizia, di un destino condiviso e di qualcuno in cui riconoscersi mentre si sta lì, sul precipizio, in quell’equilibrio precario che è l’esistenza. In chiusura dico ‘lascia stare tutto e vieni, vienimi a salvare’! Perché è impossibile salvarsi da soli di questi tempi su questa terra, ma facciamo finta di non saperlo! Nel frattempo la nostra vita va avanti, come è giusto che sia, ma è come vestirsi a festa tutti i giorni e ballare tra i ruderi e le macerie. Fa paura ma è anche affascinante.

Cosa c’è nel futuro di Luca Gemma?

La navigazione a vista e l’uscita dell’album a settembre con cui finalmente tornerò a suonare dal vivo.

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