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Intervista con Carlo Audino, tra streghe, maghi e … realtà!

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Anche il personaggio più malvagio può avere un momento di debolezza e, guardandosi indietro e attorno, rendersi conto di essere solo o mal accompagnato. E così la protagonista di “Canto di strega”, Strega Bugia, dopo aver rifiutato le avances dello sfigato Mago Merlino, intona il suo canto, e nella sua profonda crisi emotiva si accorge che qualcosa non va neanche con il suo amore di sempre: il fedele Specchiuccio e i suoi adorati campi di grano. Tuoni e saette tutto intorno fanno da cornice a questa quantomai originale crisi coniugale, risolta, al termine del canto liberatorio, con un ritrovato amore per lo specchio e una rinnovata forza malefica. Spiega l’artista a proposito del brano “Una originale crisi coniugale: la Strega e il suo Specchio”.

Conosciamo meglio Carlo Audino!

Prima domanda per rompere il ghiaccio: chi è Carlo Audino?

“Mi chiamo Carlo e fin da bambino non ho mai conosciuto la mia “erre”! Inoltre sono stato un bambino e adolescente molto timido. Mi sono sempre sentito parte della massa ma senza arte né parte. Con la chitarra e poi col canto, ho cominciato a rendermi più originale ed a mettermi in risalto, cosa che si contrapponeva alla mia giovanile timidezza, fino a sconfiggerla. E così adesso sono come un pittore che disegna quadri musicali di emozioni, soprattutto personali. Cerco di esprimermi il più apertamente possibile utilizzando la musica, sia nella creazione dei giusti giri armonici che nella cura degli arrangiamenti, e scegliendo le giuste parole che possano aiutare a descrivere la situazione e rappresentare esattamente i sentimenti provati. Certo che mi piacerebbe raggiungere l’apice osservando un mio ascoltatore che si commuove o gioisce solo indossando un paio di cuffie con dentro una mia canzone: questo sarebbe magnifico e significherebbe che si è riusciti a ricreare, con gli elementi messi a propria disposizione, uno strumento per veicolare le proprie emozioni. Per quanto riguarda le tematiche che preferisco trattare e quindi trasmettere nei contenuti, sono molto ampie.  Mi piace ovviamente parlare dell’amore in tutte le salse (vedi “Lady Laura”, “Canto di Strega”, “Il tuo seno”, “Canzoni d’amore” e “Tela di ragno”), ma anche tematiche ambientali (soprattutto sull’inquinamento), sociali (droga, violenza, guerra, emancipazione, razzismo) e, perchè no, fantasiose, magari con lievi riferimenti a persone che sono esistite realmente vicino a me (vedi  “Mago Merlino”). A volte mi piace indossare un costume di fantasia e raccontare una certa situazione indossando le vesti di un animale o di un oggetto (ad esempio sono una giovane vitellina ribelle in “Carolina”).  In altre inseguo un donatore di sangue (vedi “L’uomo del sangue”) oppure valorizzo l’amicizia (“La voce della radio”).

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Parlaci un po’ del tuo background musicale: qual è stata la tua formazione e quali sono gli artisti che ti hanno ispirato?

“Subito, appena imbracciata per la prima volta la chitarra di mio padre, mi sono costruito, come autodidatta, prendendo come riferimenti quelli che avevo a disposizione: mio fratello più grande (allora 25enne) come molti dei giovani dell’epoca, ascoltavano su musicassetta le canzoni, tra i tanti, di Fabrizio De Andre’, Lucio Battisti, Francesco De Gregori e, soprattutto, Ivan Graziani. Infatti è quest’ultimo che, nonostante le influenze negli anni successivi di molti altri artisti, ha lasciato in me la sua impronta nel modo di comporre canzoni, suonare la chitarra e anche nel canto. Questo a tal punto che negli anni novanta ho cercato di staccarmi totalmente dal modello Ivan, visto che molti che ascoltavano le mie canzoni, non credevano neanche che le avessi scritte io! E così ho iniziato ad allargare gli orizzonti ed ho cominciato ad ascoltare musica di tutti i tipi e di tutto il mondo. Dopo la morte di Ivan i miei modelli, e quindi i miei influencers personali, divennero tutti i cantautori (in particolare Mango, Britti e Fossati) e molti artisti e band internazionali (Police, Queen, Richie, John, Nirvana, System of a down, ….).”

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con “Canto di Strega”?

“In “Canto di Strega”, nonostante l’originalità dei personaggi, domina il senso dell’amore, dello smarrimento dovuto alla solitudine e l’importanza dell’amicizia (diretta al nostro Specchiuccio). Ma l’emotività dell’ascoltatore vuole essere trasportata, come in un thriller, verso sensazioni di abbandono, ansia, rabbia e, infine, rappacificamento. Le rime baciate delle strofe sono li quasi a ricordare che siamo in una favoletta e non ci può succedere nulla di brutto. Invece già la spinetta iniziale e il fraseggio di sottofondo della chitarra distorta non lasciano presagire un clima di rilassamento e si scontrano con l’effetto fiabesco delle rime scontate. Ad ogni fine periodo musicale c’è uno stop del brano che riprende ogni volta sempre più aggressivo, fino al solo di chitarra, che rappresenta l’apice emotivo del brano. Infine un lungo tuono fa scomparire di scena la luce del sole che tanto trafiggeva il cuore della strega e ricrea il giusto equilibrato tetro ambiente della megèra col suo fidato Specchiuccio nel ritrovato malvagio sodalizio.”

Cosa puoi raccontarci sulla scena musicale della tua città e come ti inserisci all’interno di essa?

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Fino a prima della pandemìa ho suonato, da solo o con la band, in molti locali di Roma, Milano, Londra, oltre che a sporadiche esibizioni nel centro Italia e nel Kent (in UK). Ancora non ho pianificato alcun concerto poichè molti dei locali che facevano live-music, specialmente a Roma, hanno sospeso l’attività chi temporaneamente e chi, purtroppo, in via definitiva proprio a causa della pandemìa. Vedremo se nei prossimi mesi si riuscirà ad organizzare qualche data. Nel frattempo lavoro ai nuovi pezzi da far uscire mensilmente.”

Qual è l’elemento che non dovrebbe mai mancare in un pezzo firmato Carlo Audino?

“Innanzitutto la spontaneità: ogni brano viene creato di getto e molto spesso rimane così com’è nato. Aggiungerei l’imprevedibilità: mi piace molto creare qualcosa che va fuori dagli schemi e da ciò che uno si aspetta, che sia nel testo, nell’arrangiamento oppure nella musica. “

Quali saranno i prossimi step del tuo progetto?

“Oltre alle pubblicazioni mensili dei miei nuovi brani, sto realizzando per ciascuna un videoclip da affiancare e, quando posso, partecipo ai vari festival e talent che ci sono in giro. Ad esempio “Canto di Strega” ad Agosto è arrivata alle semifinali del concorso Spazio d’Autore di San Gimignano. Ora sto aspettando l’esito della preiscrizione al contest “Una voce per San Marino”. A Dicembre uscirò con un EP e ad Aprile prossimo conto di far uscire il mio primo album completo con una decina di canzoni. Ovviamente, essendo totalmente indipendente e non essendoci alcuna entrata, il progetto potrà subire variazioni proprio in base alla personale disponibilità del momento. Io ce la metto tutta e spero che più persone possibili mi incoraggino in questo mio progetto semplicemente mettendo like, pollici alzati e ascoltandomi gratuitamente sulle varie piattaforme di streaming. Anche ricevere messaggi incoraggianti fa molto bene al fragile spirito dell’artista sconosciuto.”

 

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Biografia di Carlo Audino

Nato nel 1964, Carlo Audino inizia a suonare la chitarra nel 1979 seguendo le orme del padre Antonio. Nel giro di pochi mesi comincia a scrivere i primi brani ispirato, oltre che dagli altri cantautori, soprattutto da Ivan Graziani. Negli anni successivi partecipa a innumerevoli festival e concorsi musicali durante i quali entra in contatto con altri artisti suoi coetanei. Nel 1996 e 1997 è all’Accademia della Canzone di Sanremo con un giovane e spaesato amico di allora: Tiziano Ferro. Nel frattempo crea uno studio di registrazione per poter fissare le proprie emozioni, migliorando le sue qualità di arrangiatore e tecnico del suono. Suona in maniera continuativa con band più o meno improvvisate e in duo in moltissimi pianobar e pub, soprattutto di Roma e provincia, ma anche a Milano e in centro Italia. Dal 2001, pur lasciando inalterata l’attività di musicista live, rallenta la carriera cantautorale per dare più spazio al matrimonio e alla famiglia, ma dopo il divorzio ricomincia a scrivere canzoni e a ripescare quelle più datate. Nel 2012 un gravissimo incidente di moto quasi lo uccide e gli distrugge polso e braccio sinistro: secondo i medici non potrà mai più suonare la chitarra. Nonostante tutto, dopo qualche anno decide di riprovare, suonando l’accompagnamento, con altri non giovanissimi chitarristi e flautisti, per gli inni ecclesiastici durante le funzioni della chiesa St John Fisher di Rochester (UK), dove abita da qualche anno. Miracolosamente, nel giro di poche domeniche, prende via via confidenza con questo nuovo modo di suonare, ricominciando anche a fare chitarrabar in vari locali vicino Londra. Nel 2021 decide di dare una possibilità alle vecchie e nuove canzoni. E così, come si farebbe tirando fuori un foglio alla volta da una cartellina polverosa, le sta estraendo, variandone contestualmente testo e musica per renderle più in linea col mondo attuale. Il 1 ottobre 2021 esce in radio e in digitale “Canto di strega”, il nuovo singolo.

 

Video: https://www.youtube.com/watch?v=AjsJWoP3YmM

Instagram: http://instagram.com/carlo_audino_music

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