Intervista con BISEO

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BISEO a proposito del suo ultimo brano: Tu Milano io Roma è una canzone spontanea, sincera. Non segue un filo logico, ma contiene immagini sparse che descrivono la fine di una storia dʼamore. Lʼautore non racconta il dolore, ma fa percepire un velo di malinconia”.

Intervista con BISEO

Qual è il tuo rapporto con lo studio della musica? È vero che studiare musica classica potrebbe poi impostarti in modo scorretto se volessi fare musica pop? Com’è stato per te?

Io non ho mai studiato musica nel vero e proprio senso del termine. Ho iniziato a suonare ad orecchio. Certamente mi ha dato una mano mio padre, pianista jazz, ed infatti nel modo in cui suono si può notare quel tipo di influenza. Io credo che un artista debba fregarsene di quello che è pop o non è pop. Per quanto mi riguarda, ogni canzone che scrivo ha una storia a sé. Alcune possono sembrare più classiche, a volte più “jazzate”, altre più vicine al pop contemporaneo.

E più in generale, qual è il tuo rapporto con lo studio?

A scuola non sono mai stato un grande studioso. Preferivo suonare e giocare a pallone. Dopo, mi sono iscritto all’università e sono laureato in giurisprudenza.

Che cosa ti ha spinto a raccontare questa storia?

Quando scrivo una canzone, racconto sempre la verità, quello che mi accade nella vita. Non riesco a raccontare, per esempio, la guerra in Ucraina o la questione palestinese. Tu Milano io Roma è un brano che parla di un periodo della mia vita ed è stato molto utile per cambiare stagione.

Chi sei quando non hai a che fare con la musica?

Sono un praticante forense presso uno studio legale di Diritto Penale. Voglio diventare un avvocato.

Ti ricordi ancora la tua prima canzone, com’era?

Se devo essere sincero no. Però le canzoni che scrivevo quando avevo 12-13 anni erano più o meno tutte simili. Cercavo di imitare Piero Ciampi o Francesco De Gregori.