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Intervista al cantautore Sabba

Da The Winner Is alla realizzazione del tuo sogno come cantautore solista. C’è stata una maturazione nella scrittura e composizione da quella esperienza?
Non so se quella esperienza possa considerarsi spartiacque. Scrivevo, componevo, arrangiavo canzoni anche prima. Alle volte il percorso di un artista è fatto anche di involuzioni. Di sicuro un cambiamento c’è, ma quello lo si vedeva già tra il primo e il secondo disco con gli Incensurabili. Così coi miei inediti da solista, alla fine si riduce tutto al famoso detto “de gustibus non disputandum est”. La cosa davvero importante è che si assecondi un cambiamento. Credo che sia fondamentale restare fedeli a se stessi e rifuggire le etichette che gli altri vorrebbero metterci addosso. Io mi ritengo libero. E questa libertà è tanto adrenalinica quanto pericolosa. Si può sbagliare molto facilmente, ma senza correre il rischio che sfizio ci sarebbe? Anyway, quello che posso dire è che sono in pace con la mia coscienza. Assecondo i miei istinti e la mia curiosità sperimentando liberamente. Questo mi rende vivo. Questo fa della musica la mia terapia, ancora oggi.

Domanda forse difficile: secondo te da dove viene la cattiva fama dei talent?
Dal fatto che arrivati a un certo punto, quelli bravi dovrebbero vincere. Non c’è sempre meritocrazia. E soprattutto, arrivati a un certo punto, quando non c’è più oggettivamente quello bravo e quello scarso, bisognerebbe capire che la diversità artistica è un valore da premiare, mentre il gioco della competizione, che ci sta perché rende tutto più accattivante, purtroppo viene recepito come un giudizio di merito. È anche per questo che mi metto le mani nei capelli quando leggo commenti di certi fan di rapper o trapper di questi ultimi anni, azzuffarsi come se fossero tifosi allo stadio perché se sei fan di questo allora quell’altro fa schifo per forza. La logica della competizione, l’ignoranza e la mancanza di sensibilità e rispetto, hanno ucciso la creatività e la libertà espressiva, assoggettando il potenziale artista alla logica dei numeri e del “funziona/non funziona”. Io come interprete ho vinto un talent e sono arrivato in finale in un altro talent all’estero, ma non per questo mi sento migliore di altri. So che è un gioco e ho lo stesso rispetto di prima per alcuni colleghi, che ho poi rincontrato. È il sottile messaggio che lasciamo passare che è sbagliato. E qui, per evitare fraintendimenti, cito Troisi: “io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu”. Questo nel caso mi si dicesse che sputo nel piatto in cui ho mangiato. Chiariamoci: se accetti di giocare a un determinato gioco, ne accetti le regole e la prendi con la dovuta leggerezza e il necessario distacco. Poi se ti gira bene, fantastico, ma se ti gira male, ricordati sempre che non sta scritto da nessuna parte che tu debba far tue quelle stesse regole. Un gioco è un gioco.

 

Parlaci del tuo ultimo singolo “Loop”, c’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso dell’intera canzone?
“Prova a sorridere fino a farla diventare un’abitudine” è il messaggio più forte della canzone, e la cosa meravigliosa è che i fan che l’hanno ascoltata l’hanno fatta propria fino a farlo diventare un vero e proprio mantra.

 

Ti piacerebbe partecipare a Sanremo? Hai mai tentato le selezioni?
Sì, mi piacerebbe, ma a quanto pare se superi i 30 anni non sei più giovane. Il festival e il governo si mettessero d’accordo. O siamo giovani e quindi ci date spazio e possibilità di mostrare chi siamo, oppure siamo bamboccioni che non si rimboccano le maniche, ma in quel caso ci dovrebbero mettere in condizione di vivere come adulti, e senza gli strumenti necessari non sappiamo da dove cominciare. Insomma, non è colpa nostra se non sappiamo cosa fare. Non ho il rammarico però di averci pensato tardi, perché semplicemente prima puntavo a far un altro percorso. Ognuno vive il proprio percorso artistico coi suoi tempi e io non ho fretta.

Quali sono le canzoni che ascolti maggiormente in questo periodo?
Ultimamente ascolto, aspetta fammi controllare su Spotify…. allora, eccoci: Son Lux, Snarky Puppy, Air, Maneskin, Salmo, Woodkid.

 

Per concludere, come ti vedi tra 10 anni?
Come Elvis nel periodo decadente. Grasso, goffo, stanco. Scherzo! Vengo da due settimane di tour de force tra Dubai, Bucarest e Milano e sono molto stanco. In verità non ne ho la più pallida idea. Spero solo di avere ancora almeno una chitarra in braccio, qualcosa da dire e idee musicali che solleticano la mia curiosità.

 

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Agnese

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