intervista ai Diletta dopo il nuovo singolo Povera Città

Povera Città è il nuovo singolo dei Diletta uscito il 21 maggio 2021, che segue l’esordio con Capita. Questo nuovo singolo parla di un incontro perso nel tempo, nella memoria. Un incontro tra due persone raccolte da una notte di lampioni e di piazze. Una storia di amore forse solo accennata, sussurrata da una città che da spettatrice finisce per esserne la protagonista.

Ne abbiamo parlato direttamente con i Diletta nell’intervista

Qual è la Povera Città di cui parlate?
Abbiamo girato il video a Milano perché rappresenta bene l’idea di perdersi in qualcosa di più grande di noi, ma la città è di per sé indefinita, è un luogo dell’anima più che un luogo geografico

Da cosa deriva il vostro improvviso cambio di formazione?
Desiree sembrava non riuscisse a conciliare il progetto con altri progetti, ma per nostra fortuna ha deciso di accompagnarci ancora per un pezzo di strada.

Come sta andando il vostro percorso musicale? Quando potremo ascoltare il vostro nuovo disco e cosa potete anticiparci a riguardo?

Siamo contenti del riscontro che stanno avendo le nostre canzoni. Ci stiamo muovendo a piccoli passi, certo il covid non ci ha aiutato per la scena live, ma andiamo avanti in modo alternativo per esempio con i concerti casalinghi acquistati dalle persone che ci hanno finanziato nella raccolta fondi. L’intero EP uscirà ad ottobre. Si intitola Sacro Disordine e verrà anticipato da 4 singoli. Per ultime abbiamo tenuto le due canzoni che probabilmente ci piacciono di più. accoglie frammenti di emozioni. Potremmo dire che è un album di formazione di con le certezze del mondo adulto che si scontrano con le incertezze del mondo della giovinezza.

Come mai il titolo Sacro Disordine (il titolo del vostro disco in uscita)?
Il disordine sacro è l’imperfezione che ci rende unici. Non vogliamo dire che bisogna assecondare i nostri difetti, ma che bisogna accogliere le nostre fragilità e lasciare un po’ cadere l’ansia da prestazione lavorativa, sociale, sentimentale etc…

Cosa vi manca di più di quando non esisteva ancora il Covid?
La spensieratezza. Il Covid spaventa perché ci ricorda la nostra mortalità, ma così è e non vogliamo piangerci addosso

Come si parte dal rock per arrivare a sonorità del genere?
Ascoltando altro dal rock. La gamma di emozioni che la musica esprime è talmente vasta che rimanere fermi a un genere è limitante come un “artisti” e come persone. Quindi forse ci siamo arrivati per un percorso di crescita emotiva

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