Intervista a Virginia Veronesi dopo “DOVE NON MANCA NIENTE”

Disponibile in rotazione radiofonica e sulle piattaforme di streaming “DOVE NON MANCA NIENTE”, il nuovo singolo di VIRGINIA VERONESI

Dove non manca niente” è un brano ritmico e incalzante che adegua i passi di chi lo ascolta al viaggio della canzone. Le strofe – più liquide – permettono di immergersi nelle pieghe del testo e in quel luogo dove non basta nientaltro che lamore, stare bene.

Il significato del testo è stratificato e può essere letto in diversi modi, ma ciò che emerge in modo inconfondibile è la condizione comune degli esseri umani fatta di fragilità e ricerca spasmodica che a volte fa perdere le tracce di ciò che davvero ha valore: riconoscersi per non sentirsi soli. 

Ecco cosa ci ha raccontato nell’intervista!

Come hai impiegato il tempo concesso dalla pandemia? 

Non è stato un tempo del tutto goduto. Ho vissuto come tutti un primo momento di stordimento e subito dopo tanta paura. Ricordo le sirene ad ogni ora del giorno e della notte e noi rinchiusi in casa come nei peggiori film. Lho passato cercando di non concedere troppo spazio alle emozioni contrastanti. Ho scritto tanto, ho organizzato sessioni di scrittura a distanza con altri autori e amici. Ho suonato molto, ho fatto lunghe chiacchierate al telefono e ho provato 3 volte a fare la pasta madre per la pizza: missione fallita. 

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Quando sei entrata in contatto con la musica e quando hai capito che sarebbe stata per sempre parte della tua vita?

Lho incontrata fin dalla nascita. Mia mamma cantava e canta tuttora musica barocca. Ho capito che faceva per me al primo saggio di canto. Avevo portato “Over the rainbow” nella versione di Eva Cassidy e dopo le prime note ho sentito quel silenzio denso che si crea quando lattenzione delle persone è al massimo. Io cantavo e vedevo tutti e sentivo tutto, con ogni parte del mio corpo. Estata una esperienza quasi magica.

Hai mai dubbi a riguardo?

Sempre. La musica mi ha messo in crisi molto spesso, ma credo che sia perchè per farla e viverla in un certo modo devi davvero metterti in gioco completamente. E non siamo sempre preparati a farlo.

Ci sono altre arti, come per esempio il cinema, letteratura o altro, che sono in grado di influenzarti musicalmente?

Tutto ciò che è cultura mi influenza. Mi permette di riflettere sulle cose, di avere un punto di vista diverso. Amo il cinema, ci vado almeno 2 o 3 volte a settimana, se posso. Leggo abbastanza, anche se serve il tempo per farlo e alla sera sono troppo stanca. Destate recupero tutto il tempo perso. Ogni cosa che assorbo credo che mi aiuti poi a digerire dei miei pensieri sul mondo.

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Come è nato il tuo Dove non manca niente?

Enato dopo che ho conosciuto Veronica Marchi, co-autrice del pezzo insieme a me. Avevamo iniziato a collaborare e ci siamo trovate talmente in sintonia che un giorno mi ha proposto di sentire una bozza di un pezzo che aveva scritto e di cui non era convinta. Mi sono innamorata di una frase : siamo tutti zingari. Abbiamo tenuto quella e siamo ripartite da zero, insieme. Enato un brano completamente nuovo che parlava di noi, della fragilità umana e del fatto che a volte siamo talmente presi da una ricerca frenetica di qualcosa che dimentichiamo di ciò che ha più valore: riconoscersi per non sentirsi soli.

Quali sono i tuoi prossimi step?

Nei prossimi mesi usciranno nuovi brani che non vedo lora di condividere e poi spero di organizzare presto un tour live per conoscerci veramente.

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