intervista a Vincenzo Greco

Riprendere lo stile folkloristico della salsa cubana e riproporlo in chiave rock: il risultato di questo processo creativo è “CUBA-LIBRE”, brano di VINCENZO GRECO dal sound estivo che vuole essere un inno di libertà e di speranza per Cuba.

Ecco cosa ci ha raccontato Vincenzo Greco nell’intervista

Partiamo con una presentazione di stampo classico: chi sei, da dove vieni, come descriveresti il tuo progetto artistico a chi ti scopre per la prima volta? Mi chiamo Vincenzo Greco, sono nato e cresciuto a Milano.

Le mie canzoni sono il frutto di vere ispirazioni e di emozioni che si intrecciano con una riflessione oggettiva e razionale, che ho voluto chiamare “Tra Sogno e Realtà”. Nel sogno spesso siamo gli spettatori di noi stessi, altre volte invece, trattasi di proiezioni di noi stessi e quindi il frutto della fantasia, per questo spesso non coincide con la realtà.

Parliamo un po’ del tuo background musicale: quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato e quali sono state le esperienze maggiormente rilevanti nel corso della tua formazione?

Gli artisti che mi hanno maggiormente influenzato sono stati tanti, tra i più importanti per me, ci tengo a citare Riccardo Cocciante per il modo poetico di scrivere e interpretare le sue canzoni, ma anche Lucio Dalla, Lucio Battisti e Pino Daniele. Le esperienze che mi hanno formato maggiormente sono stati i live con la mia band: suonare insieme ad un gruppo è bellissimo perché è come condividere emozioni, e far si che i vari strumenti si fondano per diventare un’unica cosa, è un percorso che richiede tempo e pratica, nonché ovviamente orecchio. Un’altra esperienza che sicuramente mi ha formato sono state le tante aperture ai concerti dei Nomadi: cantare davanti ad un grande pubblico è un’esperienza unica.

Come dovrebbe essere secondo te un live perfetto?

Se dovessi immaginare un live perfetto, questo sarebbe all’interno di un teatro, dove i suoni riescono ad esprimersi nel miglior modo.

Quali sono, secondo te, i pro e i contro della scena musicale in Italia?
Oggi in Italia, ma non solo, la musica presenta ancora troppi paletti dettati dal marketing. Ma se la musica è arte, questa non può essere che libera, altrimenti della musica di questi tempi, non ci rimarrà nulla domani.

Come è nata l’ispirazione per “Cuba Libre” e qual è la situazione ideale per ascoltare questo tuo pezzo?

Cuba-Libre è uno dei brani che più amo di questo disco. L’ho scritto durante un viaggio a Cuba a capodanno 2020, poco prima dello scoppio della pandemia, ed è una canzone allegra, ma con sonorità rock. La situazione ideale per ascoltare questo brano è in una spiaggia, magari al tramonto, brindando alla vita.

Cosa puoi raccontarci del tuo disco invece?
“Riscriverei quanto già scritto nell’interno del cd” con parole più semplici

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