Intervista a Dado Bargioni dopo l’uscita del brano A Tempo Terso

Ciao Dado come mai il titolo a A tempo terso e cosa rappresenta la pubblicazione di questo singolo all’interno del tuo percorso musicale?

Domanda articolata questa! “A Tempo Terso” è un titolo che appare come un semplice divertissement, ma che nell’ambiguità di quel gioco di consonante (tra “terso” e “perso”) racchiude un pensiero più profondo. È un brano solare che racconta di quelle mattine in cui, aprendo la finestra, il tempo appare così limpido da farci finalmente vedere tutto in modo più nitido. La nebbia nella nostra mente si dissipa in un attimo e ogni cosa, improvvisamente, diventa più chiara! In questi momenti ci sembra quasi di possedere un super potere, quello di comprendere a pieno l’essenza delle cose…

Questo è il terzo singolo estratto da un album di prossima pubblicazione dal titolo: Il Pezzo Mancante. Il mio percorso musicale parte da molto lontano ed è stata una continua crescita. Questo sarà il mio quarto album e riascoltando ciò che ho fatto in passato (oggi con Spotify è facile averli tutti lì a portata e in fila…) riesco proprio a delineare un percorso di ascesa, un grafico in salita il cui vertice è riconducibile alle scelte musicali degli ultimi 3 anni. Il Pezzo Mancante chiuderà un puzzle. Ma ne ho già pronto un altro. Più difficile e con più tessere!

Sappiamo che anche il tuo lavoro “vero” ha a che fare con la musica, hai voglia di parlarcene?

Il cantautore è un animale notturno. Nella quiete e nell’oscurità coltiva il suo sogno creativo. Durante il giorno, con un’identità segreta, svolge un lavoro di facciata, una copertura perfetta che gli permette poi di scrivere canzoni e cantarle su un palco illuminato la sera. Scherzi a parte, sono molto fortunato, anche il mio “vero” lavoro mi consente di tenere in braccio una chitarra tutti i giorni! Ormai da oltre vent’anni sono un musicoterapista e lavoro con diversi centri (residenziali e diurni) per disabili. È un mestiere appagante, che però richiede pazienza, prontezza nell’improvvisazione e nel saper velocemente cambiare ciò che si è pianificato meticolosamente per raccogliere un gesto o uno sguardo inaspettato e guidarlo verso un nuovo obiettivo! La Musica è un territorio dalle mille sfaccettature così come le altrettante personalità di chi ci troviamo di fronte. Il segreto è instaurare una relazione, anche non verbale, un’intesa che passi da un tamburo, da un flauto o dalle piastre di uno xilofono, ma che comunque ci permetta di comunicare. La musica è taumaturgica. Lo è per i ragazzi speciali con cui lavoro e lo è per me…e certamente lo è anche per voi!

Come sei entrato in contatto con Flat Scenario?

Quattro anni fa avevo questa manciata di canzoni e le avevo già confezionate per bene in quello che diventerà poi “Il Pezzo Mancante”. Dopo il mix le ascolto e non colgo quel salto di qualità (sto parlando di arrangiamento e sound in generale) che quei bellissimi brani meriterebbero. Nello stesso periodo incontro per caso Luca Grossi (musicista, produttore e plasmatore di suoni con manopoline), che già conoscevo nell’ambiente ma con cui mai avevo parlato seriamente di musica. Mi invita a fare un salto al Flat Scenario, il suo nuovo studio di registrazione vicino ad Alessandria. Onestamete, quel giorno, non pensavo che avrei rimesso mano a quella manciata di canzoni. Più però parlavo con Luca (e più conoscevo il suo studio) e più mi convincevo che quello che stavo inconsciamete cercando da diverse settimane era proprio lì. Avevo bisogno di qualcuno che ascoltasse i miei brani da un’altro punto di vista. Nuove orecchie, una nuova fresca idea e nuove macchine per trovare il giusto zing e vestire a nuovo le mie canzoni. Al Flat Scenario, dopo due anni di lavoro fianco a finco con Luca, è finalmete uscito il disco che volevo. L’album della svolta e della maturità (in tutti i sensi!)

E come nasce invece la tua collaborazione con Lino Gitto?

Nel nuovo arrangiamento di A Tempo Terso suono tutti gli strumenti io, ma per la ritmica cercavamo qualcosa di particolare. Volevo che il pezzo avesse un giusto equilibrio tra timbriche moderne super compresse ma che possedesse anche quel tocco vintage che la scrittura della canzone (e il cantautore stesso) richiamavano (sigh!). Luca, aveva lavorato in precedenza con Lino Gitto, batterista dei the Winstons, dal tocco preciso ma old style. È stata sua l’idea di chiamarlo per una session al Flat Scenario. Già che c’era lo abbiamo coinvolto anche per un altro brano dell’album e, in uno splendido pomeriggio, abbiamo “portato a casa” due gioielli ritmici alla Ringo Starr che danno lustro all’intero progetto. Lino è eccezionale, ma ha certamente sbagliato epoca. Quando l’ho visto arrivare con i pantaloni a zampa di elefante ho capito che sarebbe stato l’uomo giusto, ancor prima che si sedesse alla batteria!

Che influenza hanno avuto il Beatles nella tua formazione?

Ho imparato a suonare sulle canzoni dei Beatles. Lo zio Rudi, il mio maestro di chitarra per due anni, era un cultore del quartetto di Liverpool e inevitabilmente il repertorio delle prime lezioni ha preso quella direzione. Ho capito che lo strumento aveva fatto breccia in me quando ho cominciato a padroneggiare Blackbird. Molti anni dopo, ancora con Rudi, siamo andati in onda su una radio locale con “Let it Beatles” un programma in otto puntate che analizzava le canzoni dei Fab Four attraverso gli aneddoti legati ai brani. Lì abbiamo cominciato a riarrangiare e ad eseguire in diretta molti brani dei Beatles in un personalissima versione. Tutt’oggi portiamo in giro quello spettacolo nei teatri, è un concerto didattico sui quattro ma dentro c’è la storia della musica e le vicende di un periodo storico che rivoluzionò i costumi. Oggi se il cantautore Dado Bargioni non sente di essere schiavo dell’omologazione legata all’appartenenza ad un genere musicale lo deve ai Beatles, che per primi hanno inventato il Pop moderno, quello fatto di contaminazioni fra stili e generi. Un pop libero di esprimersi in più lingue e in più ritmi. Un pop che io amo definire: “Meltin’ Pop”!

Come ti sei trovato a dover convivere col Covid?

Ho vissuto il primo lockdown un po’ stranito. Ho faticato a rendermi conto della enormità di questa cosa. Ero talmente destabilizzato che, mentre molti miei colleghi in quel periodo hanno scritto sei album, io non ho praticamente toccato la chitarra. Non ho scritto nulla per mesi. Poi a novembre mi sono ammalato anch’io (fortunatamete in forma lieve). Solo allora, a letto con un guitalele, ho scritto 10 canzoni in meno di un mese. E no, neanche una parla di quei giorni difficili.

Quali sono i tuoi programmi adesso?

Sarebbe bello dire che suonerò tutta l’estate accompagnato dal mio gruppo i Dado Bargioni Quattro + , ma mentirei. Non ero certo delle riaperture e ho da poco subìto un operazione per un fastidioso dito a scatto che mi impediva di suonare. Così mi concentrerò sul video per il prossimo singolo che uscirà tra giugno e i primi di luglio e mi preparerò per i live delle presentazioni dell’album a settembre! Il futuro sarà fatto anche di altre 10 canzoni scritte a letto con un guitalele. Ma questa è un’altra storia!

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