Vai al contenuto
  • 2 min read

Giulio Pedota: una song per il pianeta.

Il primo singolo dei due giovanissimi Giulio Pedota e
Antonio SaAscolta il brano

Open in Spotify

nchirico oltre a segnare il punto di inizio della loro carriera musicale, da a tutti noi ascoltatori un’insegnamento profondo e importante più che mai.
“STOP” non è solo una canzone forte e di denuncia, è una vera e propria critica verso tutto il sistema che ci circonda, verso la mancanza di rispetto che sempre più persone stanno avendo verso il nostro bellissimo pianeta.
Dove vogliono arrivare questi due ragazzi dalla passione per la musica? Vogliono prendere le parti della nostra terra, difendendola con le loro voci. I veri responsabili degli inquinamenti globali siamo solamente noi, e loro lo sottolineano bene.

Oltre ad evidenziare il problema però, Giulio e Antonio danno vita anche ad un’ipotetica soluzione. Un cambiamento intimo, onesto, profondo ma soprattutto personale. La cura e l’attenzione che la nostra terra si merita deve venire dal cuore di ognuno di noi ed essere condiviso e supportato. In un certo qual senso la delusione e la malinconia che sentiamo tra una nota e l’altra ci travolgono e imprimono questi valori dentro di noi. La musica, attuale e moderna, unita a le loro toccanti parole creano un vero e proprio canto di speranza, una richiesta di pace come se fosse la terra stessa a chiedercelo.

“STOP” è un brano da prendere in considerazione con serietà, perchè coinvolge tutti noi.

nv-author-image

Francesca

Appassionata di musica e di scrittura, assidua frequentatrice di concerti, collaboro con testate giornalistiche online locali

Condividi questo articolo!

Vuoi entrare in un circuito di distribuzione e diffusione, in modo semplice e veloce?

promo emergenti

Il progetto ha la mission di incentivare la creatività, sviluppando una rete indipendente, alternativa al mainstream, che permetta agli artisti di avere visibilità, guadagni e sbocchi che rendano la loro attività artistica sostenibile. E’ ispirato alla filosofia Punk del DIY (Do It Yourself), dove l’unione di fanzine, giornalisti, promoter, manager, etichette discografiche, locali fuori dal circuito delle Major, creò un filone con un suo pubblico ed una sua identità.