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1. Ciao Flora, “I Balconi delle Case” è il tuo nuovo singolo. Ci parli di come è nato?

Si potrebbe dire che I balconi delle case sia un brano scritto a rate: ho composto una breve parte del ritornello durante un tempo morto prima di un sound-check all’Apollo, noto locale milanese. 

Nell’ attesa di salire sul palco il pianoforte a muro di una delle sale ha attratto la mia attenzione e nel bisogno di sfogarmi ho composto qualche linea melodica. 

Parte delle strofe è invece frutto di riflessioni scaturite dal periodo lockdown che ho rimaneggiato e integrato nei mesi successivi dandogli la forma che potete ascoltare oggi. 

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2. Fin dal titolo, la testa torna indietro nella memoria, ricordando la simbologia assunta dai balconi nei mesi più difficili degli ultimi due anni. Come hai vissuto quel periodo e cosa ti ha insegnato?

Durante il primo lockdown mi trovavo a Roma a casa della mia famiglia, con la quale ho un rapporto idilliaco. Lo stare chiusa in casa con loro non è stato quindi assolutamente traumatico tra pranzi e cene, vino, colazioni in giardino, allenamenti in compagnia, letture e anche discussioni sempre costruttive. Ho assaporato ancora di più la bellezza della semplicità condivisa con le persone che si amano, ho avuto tempo per scrivere, ragionare, produrre e studiare. È stata difficile invece la lontananza da quelle persone che non erano con me, mi è mancata molto la dimensione live del mio mestiere, la vicinanza fisica con il pubblico e con i miei allievi di musica. È stata traumatica la perdita di persone a me care. 

3. Quali sono stati gli ascolti che più hanno influenzato la scrittura di questa canzone?

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Nel momento in cui compongo una canzone cerco sempre di farmi influenzare il meno possibile dai miei ascolti e dal modo di scrivere di quelli che sono i miei artisti e le mie artiste preferite. Nonostante ciò credo comunque che il mio amore per il cantautorato italiano pervada un po’ tutti i miei pezzi.  

4. Una cosa che questo singolo ha in comune con quello precedente, “Serenità”, e una per cui invece è completamente diverso.

Serenità e I balconi delle case sono due brani legati dal fatto di esser stati concepiti e poi registrati nella loro forma attuale proprio durante le prime fasi della pandemia e per questo, in modo del tutto diverso tra loro, rimandano la mente a quel periodo. 

Sono però due canzoni abbastanza diverse per quanto riguarda il tipo di produzione che ho voluto realizzare: nel caso di IBDC ho collaborato con gli amici Paolo Zou e Benjamin Ventura, mi sono fatta consigliare da loro e ne è uscito un brano in cui la voce è stata curata nei minimi dettagli, colorata con un leggero autotune, sicuramente più “fresca” rispetto a quella dei miei precedenti lavori.

5. Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi mesi?

Rilascerò un terzo singolo, quello che chiuderà le pubblicazioni iniziate con il brano  Serenità e legate dal fatto di essere, in modo più o meno velato, frutto di riflessioni ed influenze scaturite dal momento di pandemia. Probabilmente però arriverà anche un’altra sorpresa.

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