October 25, 2021
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«L’unico modo per essere diversi è essere veramente se stessi». Lo dice artista al suo debutto col ”. Il cantautore romano ha frequentato il liceo artistico sperimentale dove si è appassionato di storia dell’arte, filosofia e inglese. Dopo il liceo arrivano le prime incursioni nella facoltà di lingue orientali alla Sapienza e presso la Scuola Romana del Fumetto. Percorsi stimolanti che saranno poi sostituiti dal corso di fashion design presso l’Istituto Europeo di Design. Laureato nel 2008 inizia subito a lavorare come disegnatore, grafico e assistente di stile in diversi uffici stile di Roma e provincia. Prosegue così la carriera nel mondo dell’abbigliamento portando avanti parallelamente la . Per anni si auto convince dell’idea che esprimersi autenticamente in italiano sarebbe stato impossibile, scrivendo quindi con grande facilità in inglese. Con la pubblicazione di Eroi l’evoluzione artistica matura fino alla scelta di scrivere in lingua italiana.

Da cosa è «uscito fuori» Eroi?

Eroi nasce dal tempo passato “forzatamente” a casa, dai momenti in cui ho avuto modo di riflettere sulla pandemia e su come farmela “amica”. Ho potuto dare voce alla frustrazione ed alla mancanza di prospettiva che sentivo,arrivando a scrivere questo vademecum per la mia umanità: EROI appunto.

C’è molta concorrenza nell’ambiente musicale, cosa fa la differenza secondo te?

Il panorama musicale di oggi è più accessibile per certi versi ma per altri lo spazio si è ristretto, diciamo che l’offerta di musica supera la domanda e molte sono le persone di talento che faticano ad emergere. Autenticità e determinazione sono le carte vincenti, l’unico modo per essere diversi è essere veramente se stessi.

Ci sono artisti a cui ti ispiri?

Le Muse erano 9 giusto? Allora una è sicuramente Bjork, poi Banks, Kimbra, Sara Bareilles, Alanis Morissette, Mahmood, Tori Amos, Stevie Wonder e Madame.

Con chi ti piacerebbe duettare?

Ho una lista infinita ma vado di pancia e dico: Mariah Carey, lei è stata una dei miei primi “insegnanti”, la chiamo affettuosamente Zia.

Vivere in una frazione di Roma, oltretutto accanto al mare, è un vantaggio per la tua arte?

E’ una benedizione, mi basta tenere aperte le finestre per ascoltare la sua voce. Il mare e la natura in generale, mi servono per rompere gli schemi e respirare con ogni fibra del mio essere. In una mia nuova canzone scrivo: “Per sentirmi piccolo mi sono di perso tra i canneti, cosicché tutto il mio peso scivolasse via, soffiasse nel verde”.

Come ti vedi tra 10 anni?

Come “Peter Pan…Di Stelle” per citare degli illustri colleghi. Mi vedo impegnato a diffondere bellezza, inclusione e rispetto; mi resta solo da decidere se farlo da un’isola nel Mediterraneo o dentro una casetta di legno nei boschi scandinavi.

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