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Diffusioni Musicali presenta ADOLFO DURANTE

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ADOLFO-DURANTE

Artista particolare dal timbro vocale unico e inconfondibile, Adolfo Durante, nato a Salerno, vive da molti anni a Mantova. Non è un caso che le sue prime esperienze nel campo della musica e negli studi di registrazione passino attraverso la versatilità della sua voce come guida di progetti di giovani autori e compositori.
Negli anni 2000 consolida la sua esperienza sui palchi di tutta Italia con progetti trasversali tra il jazz e il rock puro, vincendo numerosissimi concorsi per voci emergenti.

Noi lo abbiamo intervistato.

Realizzare un supporto fonografico in questi anni di dittatura digitale, è un atto sovversivo e quindi rivoluzionario, oppure un gesto da conservatore?

 È un gesto d’amore verso ciò che per me ha sempre rappresentato la musica, la testimonianza materiale di lasciare qualcosa che nel tempo possa rimanere. Dietro ad una realizzazione si muovono tante anime, dal grafico che realizza la copertina, al produttore, arrangiatore che colora le sonorità di una canzone e ai musicisti che definiscono la qualità dei brani con la loro espressività e personalità, insomma la musica non può ridursi ad un mp3. Lascio questa cosa a chi non ha vissuto gli anni d’oro della musica, quando dietro ad ogni progetto c’era una macchina di addetti ai lavori preposti al concepimento di un’opera. La musica non può essere improvvisazione. 

Il Qdisc, nei primi anni Ottanta, fu un’operazione commerciale che oggi è diventata una piccola serie di opere per collezionisti. Come mai questa scelta così originale?

Perché è una cosa che conoscono quelli della mia generazione e quasi nessuno delle nuove ha idea di cosa fosse: il modestissimo tentativo di recuperare un po’ di memoria storica di un periodo musicale, peraltro ricco di produzioni importanti, da De Gregori, Dalla, Renato Zero a molti altri. 

Dal vivo, da sempre, gli artisti regalano il valore aggiunto alle opere registrate. Hai in programma qualche appuntamento live?

L’idea di portare dal vivo le ultime due fatiche discografiche, “Giorni e sospesi” e l’altra, “Nell’attesa di un bacio”, è molto forte e non escludo una serie di date in autunno, ma è tutto in divenire. Il primo appuntamento però sarà dal palco di Rosolina Mare (RO), a Voci per la Libertà- Una canzone per Amnesty, sezione emergenti, il 22 luglio. In quella occasione con Gabriele Morini daremo vita ad un duetto in via del tutto eccezionale e dove avremo modo di condividere la serata con alcune delle sue canzoni, compresa “L’alieno”, un inedito inserito nel mio ultimo disco.

 

Il dramma non dichiarato, per niente affatto evidente, è quello – nel nostro tempo – di un’ipocrisia costante nella affermazione dei diritti della persona che, invece, in maniera quasi subdola restano ancora, per le minoranze, un sogno da realizzare. Crede che le battaglie debbano essere fatte solo in parlamento oppure anche per strada, magari con voci, canzoni e chitarre come negli anni Sessanta e Settanta?

Credo fermamente e con assoluta convinzione che la musica rappresenti il mezzo più efficace per arrivare alla gente, che di musica si “nutre” tutti i giorni. Il compito di chi fa il musicista è anche quello di trasmettere il cambiamento della nostra società e di fare arrivare per prima questa voce di metamorfosi. Cantare in difesa delle minoranze per dare voce a chi non ce l’ha, non solo credo sia un diritto ma soprattutto un dovere per chi ha la fortuna di diffondere messaggi a quanta più persone possibili. I politici da molti anni sono scollegati dalla realtà e da quello che la gente prova, non sanno ascoltare e credo non abbiano compreso della scarsa fiducia sempre più radicata nelle persone che un tempo avevano riposto nella politica. C’è una profonda rassegnazione e la cosa, come uomo del mio tempo, mi preoccupa non poco. La musica e la cultura in generale, credo abbiano il dono di risvegliare le coscienze assopite.

Si percepisce, nel suo messaggio musicale, una sorta di grido di speranza. La sospensione, secondo Lei, sarà uno stato di assestamento per l’uomo 2.0, oppure il lungo ristagno di un nuovo processo che porterà quest’ultimo a una reale metamorfosi?

 Non so casa pensare francamente al riguardo. Io, ogni giorno, mi rendo conto che l’uomo sia l’unico a non avere imparato dai propri errori, che si ripetono ancora oggi a distanza di anni, guardi solo la guerra che stiamo vivendo, i dati pandemici che risalgono vertiginosamente. Capisco la stanchezza degli ultimi due anni, ma non è il momento di abbassare la guardia o finiremo per tornare al punto di partenza, sembra un cerchio che non voglia chiudersi. Tuttavia, voglio essere ottimista e sperare in una metamorfosi, al concetto di fenice: universalmente conosciuta come simbolo di rinascita e cambiamento, della forza e della resistenza al tempo. 

La redazione

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ARTEVIVA

Nata nel 1959 a Cologne (BS). Nel 2014 ha fondato il marchio LC COMUNICAZIONE lavorando, occupandosi di promozione di artisti del mondo della musica tra i quali: Andrea Braido, Paolo Gianolio, Guido Guglielminetti, Pietruccio Montalbetti, Massimo Germini, Pio Spiriti, Antonio Tarantino, Ricky Portera, Massimo Germini, Gerardina Trovato e Luca Bonaffini che segue fissa da circa 5 anni ed altri. Ha collaborato alla realizzazione di eventi come "La settima nota” (Convention di arte e cultura) per tre edizioni, “Tra pace e memoria” (canzoni per la pace con Stella Bassani), “La protesta e l’amore” (Primo show concept interamente dedicato alla storia della musica leggera italiana), “Il vento soffia ancora” (festa provinciale dell’ANPI), “Prima e dopo il muro” (Canzoni dal dopoguerra ai giorni nostri). Ha curato tour teatrali letterari e musicali, come “Tour Eterni secondi” di Luca Bonaffini, “Tour Amazzonia. Io mi fermo qui” di Pietruccio Montalbetti . Ha curato promozioni letterarie di “La protesta e l’amore. Conversazioni con Luca Bonaffini” , “La musica è finita”, “E’ vero che il giorno sapeva di sporco”, “Ho sognato di vivere” di Mario Bonanno, “La notte in cui spuntò la luna dal monte” di Luca Bonaffini, “Settanta a Settemila” di Pietruccio Montalbetti ed altri. Gli amici e collaboratori la definiscono un “Carro armato”.

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Il progetto ha la mission di incentivare la creatività, sviluppando una rete indipendente, alternativa al mainstream, che permetta agli artisti di avere visibilità, guadagni e sbocchi che rendano la loro attività artistica sostenibile. E’ ispirato alla filosofia Punk del DIY (Do It Yourself), dove l’unione di fanzine, giornalisti, promoter, manager, etichette discografiche, locali fuori dal circuito delle Major, creò un filone con un suo pubblico ed una sua identità.