Claudia Ottavia e il suo EP: “Descrivo un’Italia giudicante e superficiale”

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Innocenza è il nuovo EP di Claudia Ottavia, sette tracce che raccontano con uno sguardo dissacrante l’Italia di oggi con un’attitudine punk e una proposta musicale innovativa e spiazzante, frutto della contaminazione tra recitato, canto e contenuti con sonorità alternative pop e testi ricchi di spunti di riflessione. Un disegno artistico che rispecchia l’anima eclettica di Claudia, spinta dalla necessità di spaziare tra mondi comunicativi diversi. Il suo percorso teatrale emerge prepotente nel suo strutturare le canzoni come se fossero atti di uno spettacolo tragicomico che invita a ragionare su quanto siamo schiavi, dalla tecnologia al giudizio altrui, da un rapporto tossico fino al Festival di Sanremo.

Ciao Claudia, cosa significa per te essere innocente?

Ciao e grazie mille per l’intervista! L’innocenza per me è avere un approccio alla vita curioso, ingenuo, senza pregiudizi, senza barriere, senza sovrastrutture, senza troppe difese.

Che quadro esce dell’Italia di oggi in queste sette canzoni?

Un’Italia troppo attaccata alla tecnologia, troppo stressata da una velocità eccessiva per l’essere umano. Alienata dalle mille informazioni giornaliere e che tralascia spesso i suoi bisogni più importanti perché non ha il tempo e l’attitudine di fermarsi. Un’Italia che ti fagocita dalla mattina alla sera al produrre produrre produrre, dove le persone diventano macchine da soldi invece che esseri umani. Un’Italia giudicante, dove se non rispetti o esegui alla lettera l’iter sociale stabilito, vieni lasciato indietro, etichettato come pazzo, uno strano o fuori luogo. Un’Italia superficiale, troppo attenta all’estetica e fortemente narcisistica.

Cosa pensi della dipendenza tecnologica dato che ne parli attraverso la storia di un ragazzo?

Penso che sia e sarà un problema sempre più grande, che ci porterà ad un distaccamento sociale e renderà ancora più difficili le interazioni umane vere e senza filtri. Credo che crei delle false credenze, soprattutto sui giovani che non hanno ancora gli strumenti cognitivi per utilizzarli in modo critico, e imparano a vivere dai social e guardando i video su You Tube. Credo che sia un fenomeno da tenere sotto controllo.

Qual è il complimento più bello che hai ricevuto da parte di chi ha ascoltato il tuo disco?

Questa recensione: EP con 7 brani scritti con una originalità incredibile e con le parti vocali di qualità altissima (vedi “Fossi maschio”, brano a cappella dove si capisce bene che razza di voce figa ha) ed un timbro vocale che si adatta ad ogni singola traccia. 7 canzoni tra pop, disco, indie, rap, cantautorato, Alberto Camerini, Donatella Rettore, percussioni, emozioni, melodia. E poi testi colti dentro i quali ci finiscono temi importanti conditi da ironia, scrittura delle tracce variegata e per nulla scontata, produzione interessante che porta le tracce ad un livello importante, missaggio curato nei più minimi dettagli quasi a voler cavare un ragno dal buco. 7 tracce che spazzano via quasi tutto quello che si ascolta adesso per radio e che ti fa ben sperare per il futuro della musica italiana. Brano consigliato (ed inserito nella nostra playlist, link in bio): “Che bello lamentarsi” 10/10

Fare musica in Sardegna, pro e contro!

Fare musica in Sardegna è un’impresa se non suicida, altamente masochista. A parte l’ironia, in Sardegna non abbiamo ancora purtroppo la cultura, la mentalità, la curiosità, l’apertura verso la nuova musica, che non sia mainstream. I locali che ospitano musica originale sono pochissimi e anche i festival sono prevalentemente concentrati sul jazz o sulla world music. In linea generale siamo un paese di cover band e ancora fortemente attaccato, soprattutto nei paesi, alle tradizioni della musica popolare sarda. Il che non è totalmente un contro, ma diciamo che non è a favore dei giovani artisti che vogliono cimentarsi nella creazione di nuova musica. Infatti, chi ha questo interesse e questa passione solitamente scappa per altri lidi, in città come Milano, Torino, Bologna. Il pro più grande è che la Sardegna è bella, ha dei paesaggi meravigliosi e questo può essere una continua fonte di ispirazione per gli artisti.

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