Dal 17 dicembre è disponibile in rotazione radiofonica “DI PONTI E DI MONDI”, brano di El V feat. AWA FALL estratto dall’EP “FIGLI INVISIBILI” (PMS Studio), già presente su tutte le piattaforme di streaming.

Un viaggio collettivo, un percorso intimo, e un invito a superare insieme il pregiudizio e il timore nei confronti di chi non ha la tua stessa provenienza: questo è il cuore pulsante di “DI PONTI E DI MONDI”, brano frutto della collaborazione tra EL V e AWA FALL, una delle voci afrodiscendenti più interessanti del mondo reggae/soul europeo.

Il risultato è un pezzo r’n’b contemporaneo, profondo e notturno che fa parte dell’EP “FIGLI INVISIBILI”, progetto vincitore del concorso di “Bologna City Of Music Unesco” e un’iniziativa musicale nata dalla mente dello stesso El V, che ne è ideatore e direttore artistico.

La realizzazione dell’EP è stata interamente affidata ad interpreti afro-italiani, chiamati a confrontarsi con le produzioni di artisti come Dj Jad e Ice One, tra gli altri. E’ la prima volta che in Italia esce un EP che coinvolge i nuovi volti della musica italiana al fine di sottolineare la necessità di inclusione.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con EL V

Partiamo con una presentazione di stampo classico: chi sei, da dove vieni, come descriveresti il tuo progetto artistico a chi ti scopre per la prima volta?

Sono Marco Vecchi conosciuto in arte come EL V. Sono nato e cresciuto a Bologna, una delle città più importanti per la musica italiana, sia per l’underground che per il rock, per il rap, per il cantautorato e anche per il jazz. Crescere qui artisticamente ti offre moltissime opportunità. Io sono il cantante e il portavoce della prima band cha ha suonato il reggae nella nostra città. Ho poi intrapreso un lungo percorso che mi ha portato a mescolare la musica giamaicana con il rap, il soul e soprattutto con gli stili urban della musica latina, in poche parole mi sono fatto rapire dalla “mezcla”. Ma la musica ha mille facce e mille sapori, mi piace quindi muovermi e collaborare anche in altri territori musicali. La cosa che più mi ha contraddistinto negli anni è la mia attività live. I miei concerti rappresentano per me il momento più importante. Anche chi mi segue sa che il concerto di El V è un incontro di groove, energia e rime indiavolate.

Parliamo un po’ del tuo background musicale: quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato e quali sono state le esperienze maggiormente rilevanti nel corso della tua formazione?

C’è tanto di cui parlare a riguardo delle mie influenze musicali. C’è Robert Nesta Marley che ha catturato la mia attenzione fin da quando avevo 14 anni. E il Reggae, con i suoi tanti interpreti, è stato fondamentale per la mia crescita artistica. Ma ho ascoltato vagonate di musica e mi è sempre piaciuto mettere diversi sapori nella mia musica. Per cui mentre ascoltavo la musica giamaicana, ascoltavo The Clash, ma anche Bruce Springsteen e U2. Riassumo comunque tra i principali ispiratori di tutto il mio lungo viaggio musicale MARLEY, JOE STRUMMER, MANU CHAO e SERGENT GARCIA. E per quel che riguarda la mia formazione posso segnalare alcune tappe fondamentali. Episodi importanti ce ne sono diversi, come la mia partecipazione insieme alla mia band, La Gardenhouse, ad Arezzo Wave e al relativo tour italiano dell’anno dopo. Segnalo anche l’uscita nel maggio del 2007 di ANIMA REVUELTA, uno dei primi dischi di “mestizaje” in Italia. Un mese dopo usciva anche uno dei miei dischi italiani preferiti, Suono Global di Roy Paci & Aretuska, siamo stati davvero dei pionieri a cantare canzoni in 3 lingue diverse nello stesso brano e a far suonare la Salsa insieme al Reggae al Rap. A coronamento di questo percorso dal 2015 è cominciata la mia collaborazione con Sergent Garcia, uno degli artisti che più ha influenzato la mia produzione. Quella è la mia “medaglia al valore” eheheheh….

Come dovrebbe essere secondo te un live perfetto?

Un live perfetto è fatto dalla sua preparazione. Dovrebbe essere fatto di un mese di prove, in studio con tutta la band, sempre insieme, per preparare ogni singolo aspetto di ogni brano, ogni break, ogni ingresso di ogni strumento. Poi un corretto e accurato test del suono con il fonico che deve conoscere ogni singolo brano e deve sapere dove esaltare un solo, un coro, una frase dei fiati. E poi è necessario un lungo e preciso lavoro sull’impatto delle luci sul palco. Bisogna curare ogni puntamento e ogni intervento delle luci, sugli ingressi sul palco, sullo strumento in evidenza in un determinato momento dello show, sui finali dei brani e sui fade in all’inizio delle canzoni. Insomma un lavoro enorme, che purtroppo le band indipendenti non possono permettersi.

Quali sono, secondo te, i pro e i contro della scena musicale in Italia?

La scena musicale in Italia è ricca e molto viva, e questo è una gran cosa. Quello su cui bisognerebbe lavorare è la preparazione. Servono spazi dove far crescere le band, i cantanti, dove i musicisti possano confrontarsi. Invece molta musica nasce in cameretta, complice il fatto che ora fare musica con un computer è molto facile. Anche questa è una gran cosa, ma deve essere correlata dall’esperienza vera del palco, dell’esibizione, dell’imparare il controllo di quello che stai facendo. Questa mancanza è dimostrata dal fatto che molti degli artisti giovani, che vediamo primeggiare nelle classifiche e in rete, dal vivo non ci sanno fare per niente. Molti musicisti non hanno grande padronanza dello strumento, cantanti che non sanno portare la voce e che spesso non sono nemmeno molto comprensibili. Lo spettacolo è fatto di tanto, tanto lavoro. L’esempio più calzante sono i Maneskin, che suonano insieme da anni, hanno cominciato per strada e aldilà del giudizio sulla loro musica, che non mi interessa, dimostrano che la strada da percorrere è quella.

Come è nata l’ispirazione per “Di ponti e di mondi” e qual è la situazione ideale per ascoltare questo tuo pezzo?

A questo brano ho lavorato moltissimo, sia per la scrittura che per la produzione. Lo ha scritto e prodotto con me Paolo La Ganga, chitarrista e producer. Il brano rappresenta un progetto molto più ampio, FIGLI INVISIBILI. Vi lascio qui il link https://fanlink.to/figliinvisibili per scoprire tutti i brani e gli artisti che fanno parte del primo EP interamente affidato a cantanti afroitaliani. Non era mai stato prodotto un lavoro come questo in Italia. Con la produzione di Efferre Live e il contributo del Comune di Bologna, abbiamo fatto uscire questa opera, di cui siamo molto contenti. Di Ponti e Di Mondi è il suo rappresentante. Un brano che racchiude in una atmosfera notturna e profonda, un messaggio universale. Ascoltatelo di sera, magari in una ambientazione soffusa e pensate che è possibile accettare la bellezza che le persone che hanno un’altra provenienza, portano nella nostra vita. Chi arriva da altri luoghi ci regala il suo mondo, sta a noi costruire ponti perché questi nuovi mondi arrivino fino a noi, per un unico solo grande mondo. Ricordate la canzone di Sting : “ One world is enough for all of us” ecco il vero messaggio del mio brano e di tutto il progetto.

Cosa puoi raccontarci delle tue prossime uscite?

Ci sono diverse idee in cantiere, ma adesso siamo concentrati su FIGLI INVISIBILI e su questo singolo che sta ricevendo solo feedback positivi. Siamo felici e gasati. Avanti col nuovo anno per nuove idee e nuovi progetti. Nonostante le grandi difficoltà che deve affrontare il mondo delle musica, nessuno può fermarla e nessuno potrà mai farne a meno.

Grazie a tutti

EL V