Sidèreo: sono capricci della memoria

Ci sono dischi che nascono come una scusa, un gioco, un’urgenza della pelle e del cuore. E poi ci sono dischi come “I capricci di Mnemosine”, che prendono forma lentamente, come si forma un ricordo: non con la fretta della cronaca, ma con il tempo largo della poesia. Ed è proprio sulle liriche che questo lavoro sfida l’ascolto ormai liquido della società moderna. I Sidereo ci mettono dentro una costellazione di suoni e parole e se i primi richiamano il rock ruvido a stelle e strisce le seconde sono figlie di una certa psichedelia anni ’70 italiana sempre in cerca di immagini evocative. Ma soprattutto ci mettono una domanda che pulsa sotto ogni traccia: che cos’è davvero il ricordo, cosa davvero la memoria?

Cover icapriccidimnemosine

Lirico, visionario, in bilico tra la nostalgia e il desiderio, due estremi che si confondono, come in sogno, tra riverberi shoegaze che sanno tanto di cemento distopico e linee vocali che accarezzano e pungono spesso corali o con substrato di ottave basse come dentro “Repetita Iuvant”. Ma la vera sostanza dell’album è il suo cuore mitologico: non tanto per il nome di Mnemosine, quanto per il gesto che la invoca e la sfida, per il tentativo – capriccioso, e dunque umano – di riportare in vita ciò che la memoria spesso riduce a dato estetico. I ricordi, qui, non sono oggetti da contemplare ma ferite da riaprire, verità da riscrivere, luci da ritrovare. L’epica visione del disco dentro melodie che richiamano modi barocchi, sposano anche l’intelligenza artificiale (a proposito di estetica) dentro il video ufficiale del singolo “Tra ricordi e Sirene”, forse il momento più sfacciatamente americano del disco. Anche se devo dire che quando suona “Momento perfetto” l’ombra di Ligabue è davvero inquietante…

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La voce, più che cantare, parla alle ombre, narrante dentro “Formiche” (anche se qui avrei chiesto una potenza attoriale decisamente maggiore), e lo fa con una spiritualità mai ostentata – e qui avrebbe impiegato poco a trasformare il disco in una eccentrica sagra di filosofia spicciola. Voce che mi regala sapori di un viaggio notturno dentro i meandri dell’identità, e in fondo non importa se ci si perde. Traccia confini che nessuno di noi sa vedere e in fondo non importa riconoscerli…

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