Kenshō

Intervista alla giovane band KENSHŌ

Quartetto giovane e di ottime speranze, i Kensho hanno pubblicato di recente “Rotta del diavolo“, un ep da quattro tracce che segna il loro esordio discografico. Ecco come ci raccontano la storia dietro le loro canzoni.

Qual è il significato dietro il titolo “Rotta del diavolo” per voi e come si lega al tema dell’umanità affrontato nel vostro EP?

Rotta del diavolo ha un’interessante storia, la canzone che intitola l’EP parla degli “errori” che noi uomini e donne commettiamo tutti i giorni ai quali in realtà non diamo il giusto peso. Il “protagonista” della storia è un uomo, come tutti gli altri, che un giorno decide di chiedere una mano a Dio, un favore. Manda la lettera, ma a riceverla sarà in realtà non Dio, ma il Diavolo: così inizia un percorso dove piano piano, passo dopo passo, il protagonista si rende conto di aver sbagliato, e che è stato proprio il diavolo ad “esaudire” il suo desiderio. 

Questo simboleggia anche la “pigrizia” dell’uomo e di come cerchi sempre di trovare una strada più semplice, dove suda di meno e qualcun altro fa il lavoro “sporco” per lui. Il nostro ep spazia in questo macro argomento, ovvero l’esperienza umana, toccando varie tematiche come la noia di vivere schopenhaueriana, in Tic Toc, molto sentita in questo periodo storico carico di impulsi e incentrato alla rapidità, alla superficialità talvolta; la paura di perdere tutto, in Shame; una scintilla di speranza, dopo il crollo di una certezza, un pilastro vitale, che diventa la “lanterna che illumina il buio del giorno”, in Zarathustra, quella spinta che può nascere nelle parti più profonde di ciascuno di noi e permetterci di ricostruire la nostra strada, il nostro modo di vivere, i nostri “pilastri” di vita.

Qual è stata la vostra principale fonte di ispirazione per la creazione di questo EP?

Probabilmente è stata proprio la necessità di scrivere: lo facciamo in modo estremamente spontaneo e in momenti in cui ci serve, sia per comunicare qualcosa al mondo che per conoscere parti di noi stessi, per tirare fuori i nostri demoni e affrontarli. 

Ascoltare musica, dei più disparati generi e periodi, sicuramente ci aiuta a tenere sempre una visione abbastanza ampia che ci permetta di avere in mano gli strumenti necessari per esprimere meglio possibile quello che vogliamo dire. 

Come avete affrontato il processo di scrittura e registrazione per “Rotta del diavolo”?

La scrittura dei brani è avvenuta in modo impulsivo, e ne è seguita un’elaborazione sia per quanto riguarda il testo, che per l’attenzione ai suoni, agli arrangiamenti, a tutti quei dettagli piccoli, ma fondamentali, che contornano la realizzazione di un brano.

È stata la nostra prima esperienza in sala di registrazione, l’emozione di registrare i nostri pezzi e di avere in mano finalmente il prodotto del nostro lavoro è stata davvero motivante, ci siamo chiusi per due giorni in un mondo nuovo e pieno di sorprese, che speriamo di poter conoscere più a fondo nel futuro.

C’è un brano in particolare su “Rotta del diavolo” che sentite rappresenti meglio il vostro lavoro e la vostra visione artistica?

È Zarathustra, probabilmente: il tema di come si possa rinascere, dalla distruzione, dal caos, è anche simbolicamente il modo in cui affrontiamo la vita, e la stesura dei brani. Il nostro modo di lavorare è creare, distruggere, capire cosa tenere, e costruire da capo. Questo brano parla del nostro modo di affrontare la vita, prima di tutto, e della nostra idea di musica, come progetto dinamico in continua evoluzione, che sta al nostro passo e ci accompagna nella crescita personale. Zarathustra parla dell’impulso creativo, che nasce dal caos.

Cosa vi rende più orgogliosi di questo EP?

Sicuramente grande motivo di orgoglio è il poco tempo che è passato da quando abbiamo iniziato questo progetto insieme come band, perché in meno di un anno ci siamo resi conto di aver fatto enormi progressi, sia a livello tecnico e compositivo, che come band. Scrivere questo EP sicuramente ci ha permesso di conoscerci meglio, di stringere un legame profondo come amici, prima di tutto, e come colleghi. Siamo davvero molto entusiasti di essere finalmente entrati nel mondo a cui aspiravamo, anche se da poco tempo come band, ma con grande intensità e speranza.

Quali sono le vostre speranze e ambizioni per il futuro della vostra musica dopo l’uscita di “Rotta del diavolo”?

Vorremmo comunicare al mondo i nostri pensieri e la nostra interiorità attraverso le nostre parole e la nostra musica, e lasciare un’impronta nel cuore di ciascuno, o uno spunto di riflessione per chi ha perso quella scintilla che ci spinge ad amare la vita. Il nostro intento è di arrivare ad un pubblico più ampio possibile, cercando di dare diversi livelli di interpretazione alla nostra musica, in modo da poter essere apprezzata sia da un bambino, che da una persona con un grado di maturità e riflessione più alto. Speriamo che il nostro messaggio arrivi, e chissà, magari un giorno potremmo dire di avercela fatta!

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