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Ross Roys: ecco “After Time”

Abbiamo incontrato la dj producer toscana Ross Roys, che da tempo propone sonorità elettroniche che fanno ballare il mondo. Il suo nuovo singolo è “After time”. “Esce il 25 marzo sulla mia label Ross Roys Records. Si chiama ‘After Time’, ovvero in italiano ‘Tempo dopo’. Il titolo sta ad indicare un tempo che mi sono ritagliata per affinare un sound più in sintonia con la mia evoluzione artistica”, racconta Ross Roys. “Ho sempre cercato di comunicare attraverso le mie produzioni frammenti del mio mondo interiore e penso anche questa volta di esserci riuscita”.

Cosa stai facendo adesso, a livello musicale e personale? 

A livello internazionale sto riallacciando i miei contatti: dopo un periodo di ricerca interiore, sento il bisogno del confronto e dello scambio diretto ed anche di collaborazioni con realtà diverse dalla mia perché così nascono grandi idee e grandi progetti. È vero che le nuove tecnologie hanno spesso sostituito il rapporto umano diretto ma gli stimoli che scaturiscono dal collaborare gomito a gomito sono insostituibili.

Le nuove tecnologie come hanno cambiato l’approccio alla musica? E l’uso di Spotify e Youtube, che sono gratuiti, come ha cambiato l’ascolto? 

Il livello di complessità musicale dei brani di successo è sempre più elementare.  L’andamento dei miei brani su Spotify mi dà il polso della situazione. Brani più complessi come “Flying Higher ” e “Flowers will Save Us “, nati da sensazioni scaturite dal profondo di me stessa,  sono più complessi di altri, proprio per riuscire a trasmettere tutte le sfumature di uno stato d’animo., non hanno avuto poi un grande riscontro. Per contro, brani come “Sunrise”, ispirato dall’alba di una giornata che si prometteva tranquilla e piuttosto semplice nella struttura musicale come brano, sono andati molto meglio.

Come vedi oggi il mercato musicale? 

E’ pur sempre un mercato ed alla fine comanda la domanda. Certo, si tende sempre ad omologare ed appiattire tutto… per questo cerco di mantenere pur sempre la mia identità musicale, che evolve seguendo la mia evoluzione personale piuttosto che l’evoluzione del mercato. C’è omologazione e c’è appiattimento, collegati a quello che dicevamo prima: sono più apprezzati brani corti e semplici, spesso piacciono gli artisti “stravaganti”, che poi alla fine però producono brani tutti uguali.

Ci sono dischi che hanno segnato il tuo percorso artistico? 

Mi viene subito in mente “Rave” di Sam Paganini che mi ha fatto scattare la voglia di cercare altre sonorità. Fatima Hajji con “Mother Earth” mi ha dato lo stimolo ad aumentare i “giri” ma la mia più recente scoperta è stata Indira Paganotto con la sua solarità nella dark night (sicuramente le sue origini canarie contribuiscono notevolmente a questa sua solarità). Il suo EP “Lions of God” è un mix perfetto,  a mio parere, tra ritmo incalzante e melodia. 

Che consigli daresti a chi sta intraprendendo una professione artistica? 

Ritengo di aver più bisogno di riceverne che di darne, di consiglio. Dovendo trasmettere un mio messaggio personale a chi sta intraprendendo ora una professione artistica, direi di non dimenticare mai che un artista non deve mai dimenticarsi di essere tale.

Quando ti accorgi che un brano è pronto per essere pubblicato?

Quando durante la lavorazione di un brano non riesco più a star seduta ma mi devo alzare dalla sedia e cominciare a ballare per lo studio vuol dire che ci siamo!